Un Registro Nazionale dei partiti e la possibilità di ricevere un finanziamento pubblico diretto per le attività inerenti alla partecipazione alle elezioni. Poi la creazione di assemblee partecipative le cui decisioni debbano essere valutate dal decisore politico, che deve motivare un eventuale rifiuto: sono i cardini delle due proposte di legge di iniziativa popolare presentate dalle Acli nazionali, in collaborazione con l’associazione Argomenti 2000.
La prima proposta di legge (10 articoli), denominata “Disposizioni sull’applicazione del metodo democratico e della trasparenza dei partiti politici e sul finanziamento pubblico diretto alla partecipazione politica”, ha l’obiettivo di garantire e rinforzare l’applicazione dei principi di democrazia e trasparenza all’interno dei partiti politici, su tutti i livelli territoriali: locale, regionale, nazionale ed europeo. «I partiti in quanto promotori della partecipazione politica dei cittadini e delle cittadine, non possono sottrarsi al principio democratico – spiega Valerio Martinelli, del Gruppo di Lavoro proposte di legge – per rappresentare le istanze provenienti dalla società e, di conseguenza, per essere capaci di attrarre i cittadini, devono essere in grado di amministrare con trasparenza le risorse. Una maggiore trasparenza e fiducia garantirebbe, a nostro parere, un maggior coinvolgimento e una maggior partecipazione politica, soprattutto per quanto riguarda i giovani fino ai 35 anni, che nelle recenti elezioni politiche hanno fatto registrare il più alto tasso di astensionismo».
La seconda proposta di legge popolare (13 articoli), denominata “Misure in materia di partecipazione, istituzione delle Assemblee partecipative e modifiche agli istituti partecipativi”, individua alcuni principi generali in materia di partecipazione e prevede l’istituzione di assemblee partecipative a livello nazionale, regionale o locale. L’intento principale è quello di ridare importanza e centralità, nel processo decisionale democratico, alle formazioni sociali e alla cittadinanza attiva, coinvolgendo cittadini e cittadine nell’articolazione di proposte e relazioni verso le quali i decisori pubblici, a tutti i livelli, siano tenuti a prendere posizione. In questo modo, la partecipazione dei cittadini, anche attraverso una fase formativa garantita dalle assemblee partecipative, viene estesa ben al di là del solo momento del voto e viene potenziata proprio grazie alla possibilità di ricevere una formazione dedicata.
«A pochi giorni dalle elezioni europee e amministrative, rischiamo di assistere a una nuova vittoria dell’astensionismo – osserva Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli – gli ultimi sondaggi ci dicono che solo un elettore su quattro è sicuro di andare a votare. C’è una disillusione dei cittadini nei confronti dei partiti e di come gestiscono il potere. Non si crede più che la politica possa cambiare la vita delle persone. Crescita delle diseguaglianze, lavoro povero, guerre, sono tutte promesse non mantenute delle nostre democrazie, è venuto il momento che i cittadini si riapproprino dei processi decisionali partecipando alla vita politica del Paese. Crediamo che i partiti politici sono un bene pubblico e devono essere finanziati nel momento in cui rispondono a determinate logiche che sono quelle di trasparenza, di democraticità e di una funzione di tipo territoriale e formativo. Vogliamo votare un’idea, vogliamo partecipare ed esprimere le nostre opinioni. La politica, invece, oggi pensa più a conservare il potere che a servire».
Ernesto Preziosi, presidente di Argomenti 2000, ha commentato: «Siamo ormai da anni di fronte ad una crisi della democrazia che coinvolge lo scenario internazionale e lo stesso contesto europeo con nuove forme di nazionalismi e risorgenti populismi. Allo stesso tempo la crisi nel nostro Paese investe la partecipazione politica coinvolgendo i partiti, gli strumenti principali cui è affidata dalla Costituzione. In una fase di grandi cambiamenti siamo nell’evidente necessità di dare nuova forma ai partiti per dare nuova linfa a una democrazia atrofizzata».
Secondo Riccardo Saccenti del Comitato scientifico Argomenti 2000: «Le nostre associazioni condividono la preoccupazione per l’estrema fragilità e per l’indebolimento del quadro partitico della nostra Repubblica. I partiti sono le strutture in cui nasce, cresce, si radica, matura la sensibilità democratica dei cittadini: DC, PCI, PSI erano partiti di massa, con grandi dimensioni e un radicamento territoriale, capaci di esprimere non soltanto gruppi parlamentari, ma classi dirigenti a tutti i livelli della gerarchia istituzionale della Stato e soprattutto capaci di elaborare politicamente un rapporto con il Paese, con i vari pezzi che componevano il nostro tessuto sociale. Oggi questi partiti non esistono più». Da metà giugno e per i prossimi mesi partirà la raccolta delle firme con l’obiettivo di raggiungere quota 50mila.
