Da Campari alle conserve Cirio: in mostra a Grosseto i manifesti d’arte

domenica, 23 Giugno 2024
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manifesti

C’è stato un tempo, agli inizi del Novecento, in cui la cartellonistica di nuova ispirazione ha dettato i tempi della pubblicità sollecitando la fantasia dei proto-consumatori. Soluzioni grafiche e soggetti di grande respiro, non avulse da una certa pennellata futurista, avevano la capacità di proiettare il prodotto commerciale in un mondo fantastico di forte suggestione. Uno dei padri della cartellonistica moderna è stato l’artista italiano Leonetto Cappiello, pubblicitario, illustratore, pittore, caricaturista, i cui manifesti sono l’attrazione della mostra omonima “Stile Cappiello. La rivoluzione dei manifesti d’arte”, al Polo Le Clarisse di Fondazione Grosseto Cultura.  

L’esposizione, a cura di Mirko Morini e Mauro Papa, resterà nelle sale di via Vinzaglio del capoluogo toscano fino all’8 settembre. Le opere originali di Cappiello (manifesti, ma anche bozzetti e altri oggetti) sono esposte insieme ai manifesti di Dudovich, Ballerio, Hohenstain, ma anche di Depero, Sironi, Nizzoli e Marangoli in un percorso che va dalla réclame Liberty alla perdurante influenza di Cappiello su autori del secondo dopoguerra, da Armando Testa agli anni Settanta.

«Nel 2023 – spiega Mauro Papa – grazie al progetto “La rivoluzione della modernità”, sostenuto dalla Fondazione CR Firenze, il Polo culturale Le Clarisse aveva dedicato due mostre agli anni Sessanta in Maremma – una delle quali intitolata a Ico Parisi – che rivolgevano un’attenzione particolare agli oggetti di design. Il nuovo progetto “Specchi del progresso: manifesti d’arte ed estetica della strada a Grosseto tra anni Venti e Settanta” individua invece nella grafica pubblicitaria dei manifesti d’arte la disciplina espressiva da riscoprire e indagare. Indagare l’arte del manifesto, oggi, vuol dire indagare la storia del costume e dei rapporti sociali e, allo stesso tempo, indagare il concetto stesso di arte. In altre parole, non è più la critica d’arte a giudicare il linguaggio pubblicitario ma l’analisi storica del linguaggio pubblicitario a fare critica sulla definizione di cosa è giudicato “arte”».

A curare la mostra insieme a Mauro Papa è Mirko Morini. «L’arte pubblicitaria di Leonetto Cappiello, uno dei padri del moderno cartellonismo italiano, ha rappresentato una vera e propria rivoluzione – dice Morini – non solo per la bellezza che esprimeva, ma perché sovvertiva il modo di vedere e quindi la sensibilità – e la percezione della realtà – del pubblico che la osservava. Le vere rivoluzioni sono sempre, prima di tutto, rivoluzioni estetiche. Creano progresso e creano linguaggi nuovi, a prescindere dai contenuti che trasmettono. E questa rivoluzione toccò anche Grosseto».

Il nuovo codice figurativo proposto da Cappiello a Grosseto visse tre momenti topici: negli anni Venti, quando si diffusero in città i manifesti d’arte di Marcello Dudovich, Achille Luciano Mauzan, Aldo Mazza ed Emilio Malerba; negli anni Cinquanta, quando lo stile “francese e italiano” dei manifesti pubblicitari era rappresentato da Federico Seneca, Giovanni Mingozzi, Romolo Castiglioni, Nico Edel e Alfredo Lalia, e infine – dopo la crisi dei manifesti d’arte negli anni Sessanta – negli anni Settanta, quando il volterrano Aulo Guidi fondò la prima agenzia grafica e pubblicitaria di Grosseto e dette nuovo impulso a questo tipo di produzione artistica. Accanto alla sezione dei manifesti originali, nei numerosi monitor in dotazione di Clarisse sono esposte fotografie – provenienti dagli archivi fotografici Gori, dell’agenzia BF e Innocenti – che documentano scorci urbani con manifesti pubblicitari a Grosseto dagli anni Venti agli anni Settanta. A completare il percorso della mostra, una sezione espositiva è dedicata ad Aulo Guidi (Volterra 1939 – Grosseto 2012). Aulo Guidi, originario di Volterra, negli anni Settanta portò nel capoluogo maremmano nuove tecniche e nuove visioni di creatività.

E gran parte delle opere provengono da una collezione privata, quella di Federico Guidoni. «Il collezionismo per me – racconta Guidoni – non è solo un hobby ma una profonda passione che pervade la mia vita sin da quando ero ragazzo. La curiosità, la voglia di conoscere, la costante ricerca e lo studio mi hanno permesso di arricchirmi culturalmente, ma soprattutto di conoscere persone con le quali ho potuto instaurare rapporti profondi e sinceri. In questa occasione non posso non ricordare l’amico Aldo Ciabatti, recentemente scomparso, colui che, oltre trenta anni fa, mi ha trasmesso la sua passione mettendomi in contatto con un mondo che non conoscevo. I manifesti, la grafica pubblicitaria e le arti applicate del Novecento. Da allora non ho mai smesso la ricerca affiancata da uno studio costante di autori, tecniche, stili e correnti artistiche che mi hanno portato ad allargare il mio interesse anche alle produzioni fuori dell’Italia. Collezionare per se stessi non è mai stata la mia ambizione, ma collezionare per gli altri, collezionare per far conoscere, collezionare per mettere in contatto amici, conoscenti o un grande pubblico con qualcosa che non hanno mai visto, per suscitare emozioni e far nascere curiosità o più semplicemente per evocare ricordi».

Foto: intondo.com

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