Adesso apprendiamo che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è intervenuto per verificare “se ci sono stati errori o abusi da parte dei commissari”. Speriamo che abbia agito così per un normale e burocratico dovere d’ufficio e non per assecondare una moda negativa ormai diffusa e devastante.
Mi riferisco al rovesciamento psicologico, culturale e sociale dei rapporti tra docenti e discenti. E che colpisce nel profondo il concetto di scuola, di Università, di formazione, di crescita dei ragazzi. In altre parole, l’allenamento alla futura cittadinanza.
Non ho gli elementi specifici per giudicare la vicenda in questione diventata virale. Ossia, il caso del liceo classico Foscarini di Venezia (dove tre studentesse maturande, a causa di un voto basso preso all’esame di greco, hanno fatto scena muta all’orale, come segno di protesta e di disobbedienza verso una ritenuta ingiustizia perpetrata ai loro danni).
Un atto di ribellione che non a caso ha registrato il consenso di alcuni genitori e non di tutti gli studenti.
Domanda: i loro colleghi non si sono accodati per timore di rappresaglie da parte dei professori o perché non hanno condiviso la reazione plateale al giudizio negativo sulla versione?
Il caso anche se originale nelle modalità, non è così distante da una postura che riguarda la società. D’altra parte, cosa possiamo aspettarci da una cultura che ha condannato, che mira a eliminare le differenze, i talenti, la meritocrazia, la selezione naturale tra i giovani e non solo, macchiettizzando tali valori, ritenendoli sinonimo di competizione tossica e discriminazione inaccettabile? Una postura nel nome di una concezione pedagogica sbagliata: non l’inclusione, non la solidarietà, non l’uguaglianza, ma l’ideologia dell’inclusione, della solidarietà, dell’uguaglianza. Cosa estremamente diversa.
Che ha come effetto, l’abbassamento dei migliori e non l’innalzamento dei più deboli, i quali devono essere aiutati, accompagnati, ma non al punto di livellare a 360 gradi i percorsi scolastici di classi intere.
Siamo arrivati indubbiamente a un punto di non ritorno: come docente universitario, quando boccio per manifesta impreparazione uno studente devo scrivere “ritirato”, non “bocciato”. Ergo, commetto un falso. Cosa vuol dire? Che al centro non c’è l’università, non c’è più il giudizio che prima o poi nella società, nelle relazioni, nei luoghi di lavoro, inesorabilmente arriva, ma lo studente, i suoi desideri che devono diventare obbligatoriamente diritti, il suo pensiero, le sue aspettative, le sue frustrazioni e strategie.
E’ quella dominante e inarrestabile “società delle pulsioni dell’io”, che ha coniugato in modo esasperato l’individualismo, il consumismo (che riduce la vita, le persone, le cose, i sentimenti a merce), e i social (in realtà “dissocial”, o “individual”), come luoghi di egotismo smisurato di autoreferenzialità anaffettiva e mero culto dell’immagine.
Una società che ha preso alimento da una mediaticità negativa: trasmissioni (di costume, musica, danza, politica) che contestano i voti, i giudizi, l’esperienza dei professori, dei giudici, di chi è più preparato. Che corrisponde “all’ uno vale uno”.
Una società dove “i no che aiutano a crescere” sono banditi, dove le prove sono eliminate, dove i voti sono sostituiti dai meno cattivi, punitivi e commerciali (tanto per essere coerenti col consumismo e l’edonismo economico) “crediti e debiti” (per non turbare le anime candide).
Se a questo aggiungiamo il ruolo antipedagogico delle famiglie che si impegnano unicamente a facilitare, narcotizzare, impedire, risolvere direttamente i problemi dei figli, condannandoli a una eterna e castrante infanzia. Genitori che fanno i sindacalisti dei figli, ignorando quali paure, insicurezze e complessi questa strategia produce a lungo termine.
Tornando al caso di Venezia, perché Linda Conchetto e le sue due compagne, non hanno accettato il verdetto della professoressa “esterna” circa la versione di greco?
Non si può prendere 3 a un esame? E’ lesa maestà, perché la diretta interessata è brava, sportiva, preparata e abituata per definizione a primeggiare?
E’ colpa della professoressa che ha danneggiato gli studenti o di una versione mediocre? Bisogna una volta per tutte, rimettere al centro la verità, la realtà e non le interpretazioni di parte.
E poi, tutto questo, stante il fatto che le protagoniste della ribellione all’orale, che hanno fatto scena muta, motivando con una dichiarazione, le ragioni della loro protesta, non rischiavano nemmeno la bocciatura.
E adesso, con l’indagine prevista dal ministro, c’è la possibilità che la stessa docente passi dalla parte del torto. Pur sapendo che il giudizio negativo alla classe (10 insufficienze su 14) è stato condiviso con la commissione composta da docenti interni ed esterni.
Un atto del genere, dal mio punto di vista è inaccettabile, e se giustificato, segnerebbe la parola fine a qualsiasi concetto di formazione istituzionale.
Come nel calcio, se un giovane giocatore sbaglia in rigore, non si può più dirgli che è una p.ppa, mai ringraziarlo, perché il suo errore, la sua fragilità hanno fatto crescere l’inclusività e la coscienza democratica del gruppo. Quando sarebbe stato più naturale invitarlo a una reazione e al superamento delle sue insicurezze sul campo.
Ultimo elemento. Linda Cinchetto, intervistata, ha detto che l’esame di maturità non può essere un momento estemporaneo, soggetto a valutazioni estemporanee, ma il logico coronamento di un percorso scolastico.
Sì e no. La vita (le prove sono per noi, non contro di noi) è piena di momenti estemporanei, nei quali senza diritto pregresso o famigliare, siamo chiamati a misurarci, a dimostrare il nostro valore in pochi minuti (specialmente nei colloqui di lavoro).
Perdere le battaglie è possibile, l’importante che non si perdano le guerre. Ci sono studenti che vanno bene durante l’anno e male agli esami; e al contrario, quelli che sono appena sufficienti durante l’anno e poi all’esame brillano e si distinguono.
Per il voto finale nel caso dei primi, il percorso veniva, come viene oggi, considerato; nel caso dei secondi il voto beneficia dell’exploit. Quindi?
E’ sempre accaduto e non ha fatto mai male a nessuno. Viziati e umili.



