Il tecnico: «Basta tattica, insegno ai ragazzi la gioia del calcio di strada»

domenica, 7 Luglio 2024
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Sulla cocente e ingloriosa eliminazione dell’Italia dai Campionati europei di calcio si è sfogliato il campionario delle ovvietà pur emergendo qualche proposta interessante. Ma su una cosa osservatori ed esperti sono d’accordo: il Belpaese non esprime più talenti perché l’entusiasmo e l’istinto dei ragazzini sono imbrigliati dal tatticismo esasperato imposto loro dai tecnici delle scuole calcio. Già a 9 o 10 anni i presunti campioncini del futuro devono rispettare le consegne degli allenatori che prevedono disciplina e distruzione del gioco degli avversari. Se a ciò si aggiunge che gli oratori come luogo ludico e di aggregazione sociale non esistono più e che i ragazzi non conoscono cosa significhi giocare per strada e nei cortili il quadro è completo. Ecco, i concetti di gioco e di libertà dovrebbero essere concessi ai giovani il più a lungo possibile, prima che siano infilati nelle dinamiche della tattica. E soprattutto bisognerebbe coltivare e affinare senza schemi il loro innato talento.

La pensa esattamente così Alessandro La Vecchia, 39 anni di Orvieto, ex giocatore della Juventus giovanile con tanta gavetta nelle squadre di C e D, che ha deciso di organizzare delle ripetizioni di calcio per affinare il talento dei ragazzini. Dove? Su un campo di calcio, ma come se fosse per strada, per imparare a dribblare gli avversari, ma all’occorrenza tutto ciò che si para davanti.

«Ripropongo sul rettangolo verde quello che era il calcio di strada – spiega La Vecchia – cerco di ricreare quelle situazioni che ti portavano non solo a scartare gli avversari dell’altra squadra, ma anche auto e motorini parcheggiati. Quando si giocava nelle strade e nelle piazze – aggiunge La Vecchia – la tecnica inevitabilmente migliorava, perché in ogni istante c’era un imprevisto da fronteggiare. Ecco, nelle mie lezioni individuali cerco di riproporre, per quanto possibile, quel modello di calcio, finalizzato soprattutto a far uscire fuori la fantasia del giovane calciatore o calciatrice».

Fantasia e tecnica La Vecchia ce l’aveva da vendere, tanto da attirare anche le attenzioni dell’allora tecnico bianconero, Fabio Capello, che lo aveva chiamato ad allenarsi in prima squadra assieme a Gianluigi Buffon, Alessandro Del Piero e Pavel Nedved, tanto per citare alcuni campioni dell’epoca. Poi il giovane talento umbro si è perso tra campionati minori e poco blasonati. Ma è rimasto un maestro di tecnica.

«Oltre ad essere maestro di tecnica mi piacerebbe essere anche un po’ maestro di vita, così da mettere in guardia i ragazzi dei pericoli che devono schivare in questo mondo – sottolinea La Vecchia, che la prossima stagione giocherà con il Trento Calcio in Lega Pro. «Per diventare un calciatore professionista di alto livello servono doti tecniche e umane straordinarie – spiega – e a fare la differenza spesso sono le persone che ti circondano, a iniziare dalla tua famiglia».

Ci tiene ancora a sottolineare che il punto focale di queste lezioni è proprio la gioia del dribbling, vale a dire la libertà assoluta di fare ciò che in quel momento si sente predisponendosi ad affrontare qualunque ostacolo improvviso. «Ricordo le nostre partite in strada che non finivano mai. Oggi una cosa del genere purtroppo è impensabile, ragazzi in giro non ce ne sono e questo incide sullo sviluppo cognitivo perché mancano gli stimoli».

Sulla Nazionale italiana dopo gli Europei, La Vecchia si limita a suggerire di partire dai giovani. «Puntiamo – aggiunge – sulle nuovissime generazioni che si stanno affacciando al calcio che conta, come fanno anche altre nazionali, come la Spagna, che non temono di far giocare talenti giovanissimi come ad esempio Lamine Yamal, a mio avviso il miglior profilo mondiale tra i millennials». Il sogno del maestro La Vecchia è proprio quello di coltivare qualche futuro campione: «Sarebbe bello – conclude – aiutare un ragazzino a diventare un grande professionista, ma soprattutto un grande uomo».

Foto: ansa.it

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