L’esperto: «Grave l’attentato a Trump, ora il clima sarà rovente»

martedì, 16 Luglio 2024
3 minuti di lettura
Stati Uniti

Nella più grande democrazia del mondo ancora sotto choc per l’attentato a Donald Trump, nel bel mezzo di un comizio elettorale, è lecito interrogarsi su quali potranno essere le conseguenze di un atto così eclatante sul presente degli Stati Uniti. Lospecialegiornale.it ha chiesto a Marco Di Liddo (nella foto), direttore e analista responsabile del Desk Africa e Russia e Caucaso del Centro Studi Internazionali, di commentare le ultime vicende in Pennsylvania.

Un ragazzo armato poco più che ventenne giunge a cento metri dal bersaglio bucando clamorosamente le maglie della sicurezza: Di Liddo, è l’imprevedibile, ma fino a un certo punto, iniziativa di un cane sciolto oppure bisogna supporre qualcosa di preordinato?

«Nessun complotto, è l’iniziativa di un cane sciolto come ce ne sono a decine nel Paese, solo che stavolta anziché sparare in un centro commerciale o in una scuola ha preso di mira Donald Trump, ex presidente degli Stati Uniti e attuale candidato alla Casa Bianca».

Ma il fatto che abbia potuto agire indisturbato è grave.

«Gravissimo. Ha sfruttato una falla nelle misure di sicurezza. Dall’assassinio di Bob Kennedy, infatti, tutti gli ex presidenti e i candidati alla presidenza sono soggetti a tali misure di sicurezza. Dalle considerazioni che abbiamo fatto in istituto secondo noi è venuto meno il livello intermedio. Il primo livello è affidato ai servizi segreti che si occupano dell’incolumità fisica della persona, il livello intermedio è demandato ai servizi segreti in collaborazione con la polizia locale, il terzo alle autorità dello Stato che ospita l’evento. Nel secondo anello è avvenuto il corto circuito».

Assisteremo a un crescendo dei toni della campagna elettorale o i due candidati tenteranno di smorzare le tensioni?

«Biden ci ha già provato, com’era doveroso che fosse. Auspichiamo che possa essere così, ma è probabile che i toni si innalzeranno sempre di più per giungere a forme di comunicazione estrema. La società americana vive una epoca di forti tensioni tra chi cerca di capire le complessità dei cambiamenti e chi insegue una realtà semplificata. Colpa anche della politica la quale anziché smantellare la disinformazione spesso la cavalca per miopi fini elettorali»

Crede che questo episodio potrebbe spingere Biden a una riflessione più profonda sul suo ritiro?

«Non credo, l’avvenimento non influirà sulla sua volontà di andare avanti. Tuttavia, se Trump dovesse capitalizzare emotivamente a suo favore l’episodio di Butler spostando fette consistenti di elettorato la maggioranza del Partito Democratico potrebbe fare pressioni su Biden per convincerlo a lasciare prima che sia troppo tardi. Oggi non è così».

Secondo lei, Di Liddo, i fatti in Pennsylvania mettono un’ipoteca sul voto presidenziale o, mancando quattro mesi, la disputa resterà comunque aperta?

«Trump raccoglierà immediatamente nuovi consensi, ma la campagna elettorale è lunga e il voto è lontano. È prematuro dire se riuscirà a conservare fino alla fine tale vantaggio».

Nel paese sotto choc per l’ennesimo evento traumatico, il sistema politico statunitense si rivela molto più disfunzionale di qualche decennio fa. Quale impatto potrà avere sul tessuto sociale a breve termine?

«Più che di sistema politico parlerei di sistema partitico, che ha perso il contatto con la realtà circostante, mentre è attraversato da movimenti di dissenso. Colpa anche dei leader che non sanno o non vogliono assumere i cambiamenti in atto. L’esempio lampante è l’ondata di critiche a Biden per il suo atteggiamento morbido nei confronti di Israele. La società americana è in evoluzione e i partiti non riescono più a intercettarne i bisogni o le istanze della gente. E’ una società più arroccata sulle sue posizioni, che pretende risposte».

Gli Stati Uniti sono un paese lacerato, è il tramonto del (presunto) Impero del bene?

«Non parlerei di tramonto, si arriva al tramonto quando per lunghi periodi non si interviene generando un processo di auto-dissoluzione. La crisi c’è e bisogna affrontarla interpretando i cambiamenti in atto e offrendo alla gente strumenti di partecipazione e di coinvolgimento maggiori».

Stati Uniti, Francia, Italia, Spagna e Germania sono sempre più attraversate da feroci contrapposizioni di tipo politico che surrogano i dibattiti sulle questioni essenziali. L’Occidente è malato?

«Non credo che l’Occidente sia malato, rappresenta ancora un modello a cui si guarda con molto interesse nel mondo. Tuttavia, bisogna ripensare un sistema che ha il fiato corto varando una stagione di riforme strutturali pur rispettando l’ancoraggio ai nostri principi fondamentali».

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.