Medio oriente. Dopo l’uccisione di Haniyeh è escalation

giovedì, 1 Agosto 2024
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È stata diffusa nella mattinata di ieri, mercoledì 31 luglio, la notizia dell’uccisione del capo politico di Hamas, Isma’il Haniyeh. 

Il leader palestinese sarebbe stato colpito da un raid mirato (precision strike) mentre si trovava nella sua residenza a Teheran, città nella quale si era recato per partecipare alla cerimonia di insediamento del nuovo Presidente della Repubblica islamica dell’Iran, Masoud Pezeshkian. 

L’azione è stata rivendicata solo nel corso della serata dallo Stato d’Israele, attraverso un messaggio alla Nazione durante il quale il Premier Netanyahu l’ha definita un successo. 

“Dall’inizio della guerra”, ha infatti dichiarato il Primo Ministro israeliano, “ho chiarito che stiamo combattendo contro l’asse del male dell’Iran. Questa è una guerra di esistenza“; ha poi aggiunto: “l’asse ha tre armi: Hamas, gli Houthi ed Hezbollah. Negli ultimi giorni abbiamo inflitto colpi devastanti a ciascuno di essi“. 

Netanyahu ha infine avvisato che ”Siamo determinati contro gli attacchi a Israele, contro chiunque sarà contro di noi […] faremo pagare un prezzo molto alto”. 

Queste affermazioni hanno innalzato il rischio di una escalation, anche a seguito delle dichiarazioni dell’Ayatollah Khamenei, Guida Supremo dell’Iran, secondo il quale: “Il regime sionista criminale e terrorista ha preparato il terreno per una dura punizione”, aggiungendo: “Consideriamo la vendetta e la ricerca del sangue di Haniyeh, che è stato ucciso nel territorio dell’Iran, come un nostro dovere”. 

La situazione rischia quindi di degenerare, nonostante gli Stati Uniti, che fin dalle prime fasi dell’azione condotta da Israele hanno dichiarato per mezzo del Segretario di Stato Blinken di non essere stati avvisati preventivamente dell’attacco, continuano a sostenere che una escalation non sia inevitabile. 

Si è poi riunito ieri sera il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la cui sessione si è rivelata una delle più tese nella storia recente delle Nazioni Unite.  

A richiederla è stato proprio l’Iran, che ha apertamente accusato lo stato ebraico di aver perseguito un obiettivo politico attraverso l’assassinio di Ismail Haniyeh, avanzando l’ipotesi che l’azione sia stata anche finalizzata alla destabilizzazione del governo appena insediatosi a Teheran. 

L’azione condotta da Israele su suolo iraniano è stata definita come un “orribile atto terroristico e grave violazione del diritto internazionale”. 

Davanti alle pressanti richieste iraniane di un chiarimento della posizione degli Stati Uniti e del loro coinvolgimento nella vicenda, vista la rinomata posizione di Washington come “alleato strategico e principale sostenitore di Israele”, gli USA hanno ribadito ancora una volta la loro estraneità ai fatti. 

Il Rappresentante americano seduto al Consiglio di Sicurezza ha comunque ribadito che “Israele ha il diritto di difendersi da Hezbollah e da altri terroristi”, aggiungendo: “ogni membro di questo Consiglio dovrebbe chiedere all’Iran di smettere di armare, consigliare e finanziare gruppi terroristici e di frenare le azioni dei suoi partner che minacciano la pace e la sicurezza nella regione”. 

Anche le vie diplomatiche sembrano quindi ostruite da un atteggiamento fortemente ostile tra le parti coinvolte, elemento che tuttavia non esclude la possibile de-escalation attraverso mezzi politici. 

Ne è convinto il Vicepremier e Ministro degli Esteri Tajani che, al termine di una lunga riunione con gli ambasciatori italiani nei Paesi del Medio Oriente, pur definendo la situazione come “preoccupante”, ha voluto rassicurare sul fatto che “non sembrano essere imminenti reazioni che portino ad una escalation distruttiva”, aggiungendo tuttavia che: “dobbiamo tutti adoperarci in ogni modo per non interrompere la possibilità di tenere vivo il dialogo e arrivare a un cessate il fuoco a Gaza. La guerra non deve diventare inevitabile. E per questo ci stiamo impegnando con contatti continui, dobbiamo lavorare giorno e notte”. 

  

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