L’alba di un rovente lunedì di agosto è scossa dal tracollo dei mercati finanziari orientali: la Borsa di Tokyo, una delle più grandi del pianeta, segna profondo rosso, la maggiore flessione giornaliera di sempre, e la rivalutazione dello yen sul dollaro. L’indice di riferimento Nikkei cede il 12,40% a quota 31,458,42, e una perdita di 4.458,42 punti. A cascata cedono le principali borse del Sudest asiatico e di Sidney. Alla riapertura vanno subito in affanno anche le borse europee. Le ragioni di tali significative flessioni? I timori di recessione soprattutto negli Stati Uniti (a Wall Street sono stati spazzati via, in poco più di tre settimane, 2.000 miliardi di dollari) che pesano sui mercati e che hanno affondato anche nelle ultime sedute le piazze finanziarie globali, appesantiti dall’attesa dell’attacco militare dell’Iran a Israele.
«Il momento risk-off (ovvero quando lo stress sui mercati si fa sentire e la paura la fa da padrona) sta accelerando dopo la pessima chiusura di venerdì. Il quadro assomiglia a una tempesta perfetta, creata da dati macro deludenti, investitori troppo esposti al rischio e timori di imminenti sviluppi drammatici in Medio Oriente», rilevano gli analisti di Mps.
Il nuovo assetto mondiale che si sta «delineando, influenzato sia dai cambiamenti geopolitici in atto sia dal maturare delle economie dei Paesi emergenti, potrebbe favorire queste ultime», spiega Christopher Preece, manager della Pictet Asset Management – a destare preoccupazioni – aggiunge – è il peso del debito sui bilanci pubblici che sta diventando un vincolo crescente, aggravato dal costo degli interessi in un contesto di tassi crescenti e che potrebbe avere impatti negativi sulle valute. Meno chiaro, invece, è il modo in cui questa politica fiscale accomodante si ripercuoterà sui flussi di capitale internazionali. I governi fortemente indebitati dovranno adottare un nuovo stile di repressione finanziaria cercando di smobilizzare il capitale nazionale, gran parte del quale e attualmente investito all’estero (in modo sproporzionato negli Stati Uniti), attraverso incentivi fiscali, legislazioni e politiche di mercato ad hoc».
Le borse globali sono state sulle montagne russe la settimana scorsa, alternando brusche correzioni a vivaci recuperi. «Alla base di questi movimenti ci sono alcuni dati economici statunitensi più deboli del previsto, che hanno portato molti operatori a menzionare addirittura una recessione – riflette Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs Wm in Italia – al momento consideriamo premature le paure di recessione. Comunque, la Federal Reserve è più fiduciosa riguardo all’inflazione e ha aperto la porta a un primo taglio dei tassi d’interesse a settembre. Suggeriamo quindi agli investitori di prepararsi a una fase meno tranquilla rispetto alla prima parte dell’anno, ma di evitare di reagire eccessivamente. I dati poco incoraggianti sui posti di lavoro negli Stati Uniti della scorsa settimana hanno continuato a creare scompiglio sui mercati, con molte classi di attività, settori e regioni che hanno subito forti ribassi».
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