Tim Walz è il candidato vicepresidente scelto da Kamala Harris in opposizione al ticket repubblicano Trump-Vance. Sarebbe stato Barack Obama a spingere la candidata democratica a preferire Walz ad altri esponenti del partito democratico.
Ma chi è Tim Walz e perché la scelta è caduta su di lui? Si tratta del governatore del Minnesota, Stato dell’America bianca e operaia del nord, vero terreno di scontro elettorale con i repubblicani di Trump e soprattutto di Vance.
Walz è un politico di lunga esperienza e potrebbe contribuire a fornire solidità alla Harris, candidata californiana che faceva la procuratrice distrettuale prima di lanciarsi in politica e che, come tale, non può vantare il consistente passato politico del suo vice. Walz è un ex insegnante di storia e studi sociali alle superiori e un ex allenatore di football che decise di correre per il Congresso nel 2006. È stato eletto deputato quattro volte, per poi diventare governatore per due mandati.
Spiritoso e dai modi spontanei, Walz (60 anni) ha l’aspetto e il linguaggio di quell’elettorato bianco che i democratici hanno perso negli Stati in bilico del nord negli anni passati. Non per niente il suo Minnesota è definito il più rosso degli Stati blu. Rosso non perché sia più di sinistra, ma perché il rosso è il colore dei repubblicani.
Ed è proprio qui, in questi Stati al confine politico dell’America profonda e rurale che si deciderà la partita del prossimo 5 novembre, giorno delle elezioni presidenziali. In questa parte degli Stati Uniti Trump sta scatenando la sua offensiva attraverso Vance, che gira i territori americani battendo sul tasto del caro vita, dall’aumento del costo dei trasporti a quelli del cibo della casa.
Walz è stato insomma scelto in funzione anti-Vance, essendo ormai opinione diffusa che il giovane parlamentare repubblicano dell’Ohio sia la carta vincente di Trump.
Chi vincerà questa sfida? Lo sapremo fra tre mesi. Certo è che a Walz potrebbe non bastare l’esperienza politica per contendere validamente settori decisivi di elettorato al suo rivale.
Il fatto è che J.D. Vance è considerato l’uomo nuovo della politica americana, quello che simboleggia al meglio la “rabbia” del popolo Maga (Make America Great Again), vale a dire il popolo che gonfia da otto anni le vele del consenso di Trump perché è stato dimenticato dalla politica e sacrificato agli interessi del grande capitale globale. Sono i “forgotten men” gli operai che, negli ultimi decenni, hanno visto il famoso “ascensore sociale” funzionare al contrario (non verso l’alto, ma verso il basso) per effetto delle delocalizzazioni, degli accordi commerciali di libero scambio (il Nafta), dell’invasione dei prodotti cinesi. Sono la classe lavoratrice e la classe media in declino che hanno abbandonato il partito democratico perché si sono sentite tradite. A questo popolo declassato, che sprizza rancore da ogni poro, Trump e Vance promettono riscatto e nuova grandezza. «Lotteremo per i cittadini americani. Per il loro lavoro e per i loro salari», ha detto Vance qualche settima fa alla convention di Milwaukee.
Quest’America che soffre, il candidato repubblicano alla vicepresidenza l’ha raccontata in un romanzo uscito nel 2015 e presto diventato best seller, “Hillbilly elegy” (in Italia il libro è pubblicato da Garzanti con il titolo “Elegia americana”).
Così Vance si descrive nel suo romanzo. «Sì, sono bianco, ma non mi identifico di sicuro nei Wasp, i bianchi anglosassoni e protestanti del Nordest. Mi identifico invece con i milioni di proletari bianchi di origine irlandese e scozzese che non sono andati all’università. Per questa gente la povertà è una tradizione di famiglia».
Sarà proprio dura, per Tim Walz, riuscire a fare breccia negli americani “dimenticati” in modo più efficace dell’autore di queste intensissime frasi



