Sicilia. Sulle orme mistiche e arcane del cannolo

lunedì, 12 Agosto 2024
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Partiamo alla scoperta di uno dei dolci più famosi al mondo e più caratteristici della Sicilia, il cannolo, in una terra che è di per sé un compendio di arte, cultura, natura, buon cibo e tradizioni secolari lungo una storia millenaria.

Un’avvolgente cialda fragrante, preziosa come uno scrigno che racchiude una sublime bontà, e che resta una delle esperienze sensoriali più indescrivibili di questo viaggio. A Taormina, abbiamo fatto un vero e proprio laboratorio su come realizzare il perfetto cannolo, impreziosito da un altro dono della Natura tipicamente siciliano: il pistacchio. Ma Taormina, protetta dalla maestà dell’Etna, è innanzitutto il suo omonimo teatro greco-romano eretto nel III secolo a.C., talmente imponente, perfetto e sospeso tra cielo e mare da impressionare lo stesso “olimpico” Goethe. Oggi, davanti ai nostri occhi in una notte d’estate, va in scena un meraviglioso spettacolo di note e fuochi d’artificio, che sottrae questo luogo alla storia per essere inserito nell’eternità delle cose divine, con i suoi oltre 2.300 anni che sembrano non aver scalfito la sua bellezza né alterato l’atmosfera che qui si respira.

L’odore del cannolo ci fa spostare a Noto, ricostruita dopo il terremoto del 1693 secondo i canoni estetici dell’epoca per diventare uno dei gioielli più belli del barocco siciliano. Ci addentriamo nel cuore della città nell’ora più bella, quella del calare del sole, quando il riverbero dei raggi tinge le facciate di dimore e cattedrali di sfumature che vanno dal rosa, al dorato, all’ocra, e che fanno di questa perla barocca un balsamo per l’anima e per gli occhi. E in una terra dove la meta è partire e ripartire verso nuove scoperte, il nostro fiuto sulle orme del cannolo ci porta a Modica, famosa tanto per il suo cioccolato quanto per aver dato i natali a Salvatore Quasimodo, nella cui casa ci fermiamo per sfogliare edizioni speciali delle sue opere, accarezzare i cimeli a lui appartenuti e perfino ascoltare la sua voce grave recitare “Uomo del mio tempo”. Così toccante, così attuale.

E per finire, non possiamo non assaggiare un cannolo sulle rive del mare, a Marzamemi, un borgo di pescatori con una piazza che è un teatro con la musica naturale del tintinnio delle barchette che fanno la guardia al placido mare.

In questa terra di Trinacria – greca, romana, araba, bizantina, normanna e altro, oltre che la più grande isola del Mediterraneo, andare alla ricerca di uno dei suoi dolci più tipici vuol dire vivere momenti e scoprire monumenti talmente unici da farci assaporare questo viaggio come un’autentica scoperta della Bellezza in ogni sua forma, un medicamentum animi che aiuta a guardare il mondo con occhi migliori, e che forse non salverà il mondo, ma potrà salvare noi… dal mondo.

 

di Loredana Capobianco 

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