Alessandro Borghi è a Venezia in concorso con il film di Gianni Amelio “Campo di Battaglia”, ma oltre che per meriti artistici le sue parole segnano la prima forte dichiarazione sulla situazione della guerra in Palestina. Borghi la fa parlando del suo Giulio, un medico che opera in un ospedale nel Trentino durante la “Grande Guerra” dove mutila i soldati feriti pur di risparmiare loro il ritorno al fronte. Un personaggio con varie sfumature, che si erge quasi ad un Dio a differenza dell’attore che sfoggia sempre umiltà e lucidità nelle sue dichiarazioni.
Alessandro Borghi a Venezia, il video con le sue parole sulla guerra
“Io mi espongo sulla guerra se mi fai una domanda su questo argomento e ti dico contesto come quello di oggi come la penso”, sono le parole di Alessandro Borghi a Venezia dove prima di lanciare un appello per lo stop al genocidio in corso a Gaza da parte di Israele lancia una stilettata sugli appelli costanti sui social da parte di tanti collegi “credo che mettere la bandiera della Palestina sulla foto profilo di Facebook non serve a nulla e sono pronto a litigare con tutti per questa mia idea, fare quegli appelli lì non cambierà le cose. I social sono luoghi in cui tutti pensano di poter disperdere massime di saggezza, ma non è così. Detto questo qualcuno deve prendersi la responsabilità di fermare questo genocidio, sentire Kamala Harris appoggiare Israele mi ha fatto cadere le braccia a terra”, sottolineando come tra Biden e la nuova candidata democratica non sia cambiato nulla su questo delicato argomento.
Il suo Giulio è un medico che quasi gioca a fare Dio, ad instaurare nei soldati la convinzione che perdere un occhio o una gamba sia un prezzo sopportabile da pagare per “disertare” e sfuggire al ritorno al fronte dove il respiro nell’aria sa di morte. Il dubbio che pervade ad un certo punto il personaggio è lo stesso che ha accompagnato Alessandro Borghi nel corso delle riprese: “La cosa che mi piace molto del personaggio è la relatività, la cosa importante è l’empatia. Mi sono fatto anche io la domanda sulla questione morale di tagliare la gamba ad un uomo pur di rimandarlo a casa. Giulio ad un certo punto si convince di aver trovato una soluzione alla barbaria della guerra, fino a quando uno dei soldati gli dice preferisco ritornare in guerra sulle mie gambe mie. Forse no, non me la sarei presa la responsabilità di prendere tali decisioni per qualcun altro. Il mio personaggio strumentalizza il dolore del soldato che va da lui, in mezzo a tutta questa deresponsabilizzazione rispetto a qualcosa di forte c’è tutto il senso etico del personaggio”.
“Avevo bisogno di un Gianni Amelio in questo momento della mia vita”, sono le tenere parole che Borghi dedica ad uno dei grandi maestri del cinema italiano che ha saputo fargli riscoprire soprattutto l’amore per l’artigianalità che si era un po’ persa nei suoi ultimi lavori più commerciali “Vedo il cinema italiano prevalentemente brutto, la maggior parte dei film che escono sono brutti. Prima almeno incassavano, ora neppure più questo. Venivo da una serie molto lunga e complessa, mi ha messo anche di cattivo umore per la committente perché c’erano riunioni su zoom con 65 persone di Netflix e nelle call alla fine ti mettevi d’accordo con tre persone su 60. Non può venire fuori (oppure è molto difficile e faticoso) una bella cosa da questo processo rispetto al modo di lavorare che abbiamo avuto in questo film”.
Gianni Amelio sulla guerra “Fa male ad innocenti e povera gente”
Gianni Amelio usa parole precise e misurate parlando del senso del suo film: “Va visto come un apologo utopistico, fatto con una dose di sana crudeltà e incoscienza che va in una sola direzione: le guerre fanno male alla povera gente, le vittime sono quasi sempre gli innocenti. L’utopistica risposta può essere che non vi dovrebbero più essere braccia per impugnare fucili. Borghi si vede poco in divisa perché in realtà ha una sua idea contro l’uniforme, tutto è provocatorio”, per poi ringraziare la straordinaria vetrina di Venezia “Realizzarlo è stato difficile come percorrere un percorso su una strada sterrata a piedi nudi, il privilegio di mostrarlo qui al mondo ci ripaga di tanti sforzi”.



