La Mostra del Cinema di Venezia comincia all’insegna del rischio. Non soltanto quello inevitabile legato alla selezione dei film, ma una scelta precisa del direttore Alberto Barbera: portare in Concorso molti autori che al Lido non erano mai arrivati prima. Il dato è significativo: 10 registi sui 21 in gara per il Leone d’oro non hanno mai partecipato al Concorso veneziano.
È lo stesso Barbera, intervistato da Sky TG24 alla vigilia dell’apertura, a indicare questa caratteristica come uno degli elementi distintivi di Venezia 83. «È un festival che prende forse più rischi del solito nel comporre il programma di questa edizione», spiega. E il numero dei nuovi arrivati sembra confermare la direzione scelta.
«Moltissimi registi non sono mai stati a Venezia prima. Se parliamo del Concorso principale, per esempio, sono ben 10 su 21 che non hanno mai calcato il tappeto rosso veneziano», sottolinea il direttore. Una scelta che può produrre qualche sorpresa e, inevitabilmente, anche qualche azzardo. Ma proprio la possibilità di scoprire autori e linguaggi meno familiari sembra essere uno degli obiettivi della Mostra di quest’anno. In un festival internazionale dove i grandi nomi tendono a tornare ciclicamente, Venezia 83 prova così a ridurre l’effetto déjà-vu e a lasciare spazio alla scoperta.
Barbera: «Una buona selezione, ci sono giovani con talento»
Tra gli elementi che Barbera rivendica c’è anche la selezione del cinema italiano. Il direttore respinge però l’idea di una presenza particolarmente massiccia del nostro cinema al Lido. «Non è che ci sia più Italia del solito, anzi c’è addirittura un film in meno rispetto allo scorso anno complessivamente», osserva.
La questione, secondo Barbera, riguarda piuttosto la qualità delle opere selezionate. «Mi permetto di dire che è una buona selezione, di cui sono molto soddisfatto. Non è sempre stato così». A colpire è soprattutto l’attenzione riservata ai registi più giovani. «Ci sono tanti film, ci sono anche tanti giovani autori, giovani registi che hanno fatto dei film interessanti, che rivelano di avere talento e anche una voglia di innovare rispetto, come dire, al cinema italiano che conosciamo».
È forse questa una delle chiavi di lettura più interessanti dell’edizione numero 83: accanto ai nomi già affermati e alle grandi star internazionali, la Mostra cerca nuove voci e film capaci di uscire da schemi già conosciuti.
Le polemiche sulla Palestina: «Sono inevitabili»
Ma Venezia non è soltanto cinema. E Barbera sa bene che anche quest’anno il Lido sarà attraversato dal dibattito politico.
«Le polemiche sono ormai inevitabili, consustanziali al festival», ammette il direttore. Il tema destinato a occupare maggiormente il dibattito è quello della guerra in Medio Oriente, anche per la presenza di quattro film legati alla Palestina.
«Mi immagino che ci saranno fronti contrapposti che reagiranno in maniera diversa alle proposte che abbiamo fatto», dice Barbera. La Mostra, però, non intende sottrarsi alle proprie scelte. «La nostra posizione è molto chiara, è evidente dalle scelte che abbiamo compiuto», afferma il direttore. Una posizione destinata inevitabilmente a essere discussa durante le giornate veneziane, in un’edizione che si apre mentre il conflitto continua a occupare il dibattito internazionale e anche quello culturale.
George Clooney riceve il Leone d’oro. Ma doveva consegnarglielo Brad Pitt
Poi ci sono le star. E la prima grande serata di Venezia 83 avrà come protagonista George Clooney, che mercoledì 2 settembre riceverà il Leone d’oro alla carriera. A pronunciare la laudatio sarà Laura Dern, ma inizialmente la Mostra aveva pensato a un altro nome, quello di Brad Pitt.
«Eravamo tutti convinti, ti dico la verità, che gliel’avrebbe dato Brad Pitt», racconta Barbera.
Pitt, però, non sarà a Venezia. «L’avevamo invitato, abbiamo insistito molto per averlo, ma ha un impegno proprio all’inizio di settembre che gli ha impedito di venire a Venezia». Nessun ripiego, assicura Barbera, nella scelta di Laura Dern: «Assolutamente no. È una persona simpaticissima, intelligente, disponibile. Vedrete». Dern e Clooney hanno inoltre condiviso recentemente il set di Jay Kelly, il film di Noah Baumbach presentato proprio alla Mostra di Venezia nel 2025.
La promessa di Venezia 83: «Aspettatevi di essere sorpresi»
È però il dato sui registi alla loro prima esperienza in Concorso a raccontare forse meglio di ogni altro l’edizione che sta per cominciare. Dieci nomi su 21 significano quasi la metà della competizione. Una percentuale abbastanza alta da trasformare quella che potrebbe sembrare una semplice scelta di programmazione in una vera dichiarazione d’intenti.
Il rischio è quello di sempre: scommettere su autori meno conosciuti significa rinunciare, almeno in parte, alle certezze garantite dai grandi nomi. Ma dall’altra parte c’è la possibilità che proprio da queste scelte arrivino le sorprese più interessanti del festival. E quando gli viene chiesto che cosa aspettarsi dalle prossime due settimane al Lido, Barbera non indica un titolo, un divo o un possibile favorito per il Leone d’oro. Sceglie invece una frase che potrebbe essere letta come il manifesto di Venezia 83:
«Aspettatevi di essere sorpresi da cose non scontate».
Per una Mostra arrivata alla sua ottantatreesima edizione, forse è proprio questa la scommessa più interessante.
Vittorio Zenardi



