Gli arabi, si sa, pensano e realizzano in grande grazie alla loro illimitata disponibilità economica. Basti pensare in che modo stanno trasformando le località balneari della penisola in città futuristiche. L’ultima idea del principe Mohammad bin Salman Al Saud, figlio dell’attuale re Salman, e primo in linea di successione al trono d’Arabia, è semplicemente grandiosa: costruire a Riad intorno al Salvator Mundi di Leonardo da Vinci un museo, l’equivalente di un “Louvre saudita” da inaugurare nel 2026.
Lo rivela un documentario della Bbc dedicato al principe che nel 2017 avrebbe acquistato da Christie’s a New York il Salvator Mundi attribuito a Leonardo per 450 milioni di dollari, primato assoluto nella storia delle aste. In attesa della nascita del “Louvre delle sabbie”, l’immagine frontale di Cristo benedicente con in mano un globo di cristallo è sottochiave in un caveau blindatissimo di Ginevra. «E’ in magazzino da allora», ha detto all’emittente britannica un confidente del reale di Riad.
Secondo Bernard Haykel, docente di studi mediorientali a Princeton, Salman vuole costruire un enorme museo a Riad e fare del Salvator Mundi l’opera di maggior richiamo dell’esposizione. L’obiettivo del principe sarebbe replicare l’esempio del Louvre dove il 90% dei visitatori passa con il solo scopo di vedere un’altra opera di Leonardo, la Monna Lisa. Ma secondo Haykel, l’acquisto del quadro avrebbe anche uno scopo politico. Cioè sfidare apertamente la leadership islamica conservatrice del suo Paese: non lo avrebbe comprato soltanto per far attrarre i turisti, ma anche per proclamare la proprietà su uno dei più importanti dipinti del mondo che raffigura Gesù. Secondo la Bbc, l’acquisto «ci dice molto di quel che pensa, della sua volontà di assumersi rischi e di prendere le distanze dalla società religiosa su cui governa. E soprattutto della sua determinazione di competere con l’occidente attraverso dimostrazioni di potenza». Qualche anno fa Haykel scrisse un saggio dal titolo “Saudi Arabia in transition” nel quale descrisse un Paese che sta attraversando un rapido cambiamento: la sua leadership anziana sta cedendo il potere a una nuova generazione e la sua società, dominata dai giovani, è irrequieta.
Non solo. Mentre alcuni la vedono come una mossa strategica per migliorare la posizione culturale globale dell’Arabia Saudita, altri la criticano come un tentativo di “art-washing”, vale a dire soldi e istituzioni culturali per ripulire la reputazione del paese in materia di diritti umani.
In ogni caso, per coronare l’obiettivo di dotare l’Arabia Saudita di un nuovo “Louvre”, Salman avrebbe messo a contratto a Riad importanti esperti d’arte occidentali: tra questi la britannica Iwona Blazwick, ex direttrice della Whitechapel Gallery di London, e di recente l’ex direttore del British Museum Hartwig Fischer, dimissionario dopo lo scandalo scoppiato la scorsa estate per le migliaia di oggetti rubati sotto la sua sorveglianza da un ex curatore.
A luglio la Commissione saudita per i musei ha annunciato la nomina del 61enne Fischer a direttore e fondatore di un nuovo museo delle culture del mondo che dovrebbe aprire a Riad tra due anni.
Il Salvator Mundi è un dipinto a olio su tavola di legno che misura 66 centimetri di altezza per 46 di larghezza. Leonardo l’avrebbe dipinto a Milano poco prima di abbandonare la città nel 1499, lasciandone anche alcuni studi, i più noti dei quali sono conservati a Windsor.

