Lavoratori della PA in ufficio (per ora su base volontaria) dopo i 67 anni di età? La Cgil risponde no alla proposta del governo di eliminare l’obbligo di andare in pensione per gli statali che hanno compiuto 67 anni. Una soluzione che avrebbe permesso di tamponare il problema del grande numero di dipendenti della PA (quella italiana è la forza lavoro più vecchia d’Europa) che si preparano a lasciare il lavoro nei prossimi 36 mesi e che avrebbe di sicuro soddisfatto i tanti che, per motivi personali o vera e propria passione (ci sono anche loro) vorrebbero restare in servizio.
Questo è solo uno dei problemi del dossier pensioni, una delle sfide più complesse per il governo italiano e in particolare per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. L’argomento è legato a doppio alla sostenibilità del sistema previdenziale, che negli ultimi anni ha visto una crescita costante della spesa e rischia di sfiorare il 17% del PIL entro il 2040. L’esigenza di bilanciare queste spese con le altre priorità, come sanità e istruzione, rende la gestione di questo tema particolarmente difficile.
Dal 2019 al 2024 la spesa pensionistica è aumentata di quasi 70 miliardi di euro. Nel 2023, con l’introduzione di Quota 103 “pura”, il governo aveva previsto circa 41.100 pensionamenti, ma l’effettivo numero di uscite si è fermato a 24-25 mila. Un dato che riflette le politiche più restrittive messe in atto dall’esecutivo Meloni, mirate a rallentare l’esodo pensionistico e limitare l’impatto sui conti pubblici.
La proposta di flessibilità pensionistica in discussione per il 2024 è un ulteriore esempio delle difficoltà che Giorgetti deve affrontare. Misure come una proroga di Quota 103 o la creazione di nuove formule come Quota 41 “light” comportano costi che il ministro deve tenere sotto controllo. Anche i dati demografici complicano ulteriormente il quadro: l’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite mettono a dura prova la sostenibilità del sistema pensionistico (di qui il tentativo di convincere qualche lavoratore a restare in servizio dopo i 67 anni).
Un altro tema rilevante è la rivalutazione delle pensioni, che nel 2024 sarà meno costosa rispetto all’anno precedente, quando il governo aveva stanziato 1,5 miliardi di euro per l’adeguamento all’inflazione. Giorgetti vorrebbe ridurre ulteriormente i costi ma deve vedersela con le richieste di Forza Italia di intervenire a favore delle pensioni minime, creando ulteriori tensioni all’interno della maggioranza.
In aggiunta alle questioni previdenziali, Giorgetti deve gestire le richieste di altri settori cruciali, come la sanità, che necessita di ulteriori fondi. Il budget complessivo per la legge di bilancio 2024, che prevede circa 25 miliardi di euro, dovrà coprire non solo le misure pensionistiche, ma anche altre priorità come il taglio del cuneo fiscale, gli sgravi Irpef e gli incentivi alle imprese per l’assunzione di personale.
In conclusione, Giorgetti si trova a dover prendere decisioni difficili per garantire la sostenibilità del sistema pensionistico senza compromettere la stabilità dei conti pubblici. Con una spesa previdenziale già al limite e la necessità di riforme che rispondano sia alle esigenze del mercato del lavoro che a quelle demografiche, il percorso che il governo dovrà intraprendere sarà caratterizzato da continui compromessi e revisioni. Ogni intervento sarà un delicato atto di bilanciamento tra la necessità di risparmio e la pressione politica, che richiede di non trascurare il benessere dei cittadini più anziani.



