In tutto ciò che fanno, i francesi si prendono talmente sul serio (magari lo facessero anche gli italiani) da rasentare qualche volta il grottesco. Succede che la Scalinata di Trinità dei Monti, iconico monumento della Capitale tra i più famosi al mondo, sia al centro di una rivendicazione “immobiliare” dei cugini d’Oltralpe dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto della Corte dei Conti di Parigi, che critica la gestione approssimativa delle cinque chiese francesi di Roma, fra cui appunto Trinità dei Monti che affaccia sulla scalinata, denunciando decisioni “opache” e “derive”, avocandone così la proprietà alla Francia. I magistrati contabili della Republique hanno fatto nei mesi scorsi una vista a Roma per verificare la gestione del patrimonio. «Ciò che ne è emerso – racconta il Corriere della Sera non è edificante: a prevalere sarebbero sciatteria e disinteresse». E su questo aspetto forse i francesi hanno un po’ di ragione ce l’hanno.
«Secondo il rapporto, la Scalinata è stata costruita con fondi francesi nel XVII secolo e in seguito mantenuta dai Pii Stabilimenti, responsabili dei beni d’Oltralpe, ma anche in diverse occasioni dal Comune di Roma attraverso forme di sponsorizzazioni. Il punto è che l’operato dei Pii stabilimenti, è sotto osservazione e al centro di questa querelle, manco a dirlo, ci sarebbe la magnifica scalinata che porta a Piazza di Spagna.
Non mancano le reazioni. Mentre il ministro del turismo Daniela Santachè si limita a dire che «i cugini stanno esagerando», Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati, Fratelli d’Italia, risponde piccato. «Bene, manderemo esperti al Louvre per fare la ricognizione aggiornata dei beni sottratti all’Italia nel corso della storia, soprattutto quella del XIX secolo o regalati da geni forse costretti a privarsi di rinomate opere d’arte che hanno reso il Louvre il museo più visitato al mondo. Le comiche. La Corte dei Conti francese – continua a Rampelli – ha fatto la ricognizione del patrimonio immobiliare di proprietà dello Stato francese a Roma. Un elenco nel quale rientrerebbe anche Trinità dei Monti avocandone la proprietà. Viene da ridere», spiega Rampelli.
Ma il patrimonio “immobiliare e spirituale” francese a Roma, che consta appunto di cinque chiese francofone (Chiesa di San Luigi dei Francesi, Chiesa di Sant’Ivo dei Bretoni, Chiesa dei Santi Andrea e Claudio dei Borgognoni, Chiesa di San Nicola dei Lorenesi e Complesso di Trinità dei Monti) e altri 13 immobili nel centro storico inclusa la splendida Villa Medici, è amministrato dai ‘Pieux établissements de la France a Rome’, istituzione posta direttamente sotto l’autorità dell’ambasciata di Francia presso la Santa Sede.
L’affidamento delle cinque chiese è parte di accordi internazionali bilaterali tra la Francia e la Santa Sede. Questi accordi, a loro volta, derivano da una decisione presa da papa Pio VI nel 1790, che incaricò il cardinale de Bernis, ambasciatore francese presso la Santa Sede, di raggruppare tutti gli edifici religiosi a Roma e porli sotto la sua tutela. Durante il fascismo, ai rappresentanti dell’ambasciata francese presso il Vaticano fu chiesto di riconsegnare i beni dei Pieux établissements e la Villa Medici. All’ambasciatore di Francia e al suo consigliere fu vietato di lasciare il Vaticano, dove si rifugiarono di fatto dopo il 1940 per evitare l’espulsione del corpo diplomatico che toccò invece ai loro colleghi dell’ambasciata francese in Italia.
Ora potrebbe succedere che da qui a qualche mese sia una pattuglia di gendarmi a presidiare la Scalinata, con i turisti a entrare e uscire di continuo dal “territorio” francese, e che la Spagna, già che ci siamo, faccia un pensierino a rivendicare, per un qualunque motivo, l’omonima piazza. Intanto sarebbe anche utile ricordare che in realtà nessun trattato di cessione definitiva della Corsica alla Francia è mai stato firmato. Nel 1789, Genova, la cui economia tornò florida – rileva il sito corsicaoggi.com – era in grado di restituire la cifra ricevuta dai francesi, per la quale aveva ceduto l’isola, e chiese la restituzione della Corsica al nuovo governo francese. La richiesta, che giunse in pieno periodo rivoluzionario, fu male accolta da Parigi, e non si concretizzerà mai. Il 30 novembre 1789 un decreto dichiarò la Corsica parte del territorio francese. Nel dicembre dello stesso anno la Repubblica di Genova protestò formalmente. Nel 1793, infine, la repubblica francese promulgò un decreto: «Tutti i trattati esistenti tra la Francia e Genova saranno fedelmente eseguiti». Ma ciò non fu mai attuato. Nel dubbio, presidente Macron, facciamo cambio?
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