Borrelli, Avs: «Il progetto del campo largo è chiaro, mai più alleati ambigui»

sabato, 21 Settembre 2024
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Borrelli

In principio, nel giugno del 1997, fu il raffinato patto della crostata a suggellare un accordo di non belligeranza tra Berlusconi, Fini, D’Alema e Marini per giungere, possibilmente insieme, alle riforme costituzionali. Poi, da tavolata a tavolata, si è passati dal patto delle sardine (tra Bossi, Buttiglione D’Alema) a quello delle vongole (tra D’Alema e Buttiglione) fino all’accordo, più recente, delle pere cotte tra Berlusconi, Meloni e Salvini.

Nell’ormai consolidata, a quanto pare, tradizione politico-gastronomica, la prima festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra si è chiusa con l’estemporaneo e frugale patto (programmatico) della birra tra i leader di Pd, Avs, 5 Stelle e Più Europa, nella speranza che i nuovi propositi non scorrano via come pinte di chiara o al doppio malto. Lospecialegiornale ha intervistato Francesco Emilio Borrelli, deputato, componente della direzione nazionale dei Verdi, già consigliere regionale della Campania.

Borrelli, il campo è largo, ma forse non ancora abbastanza. Perché alla festa di Alleanza Verdi e Sinistra non avete invitato Renzi e Calenda?

«Al di là dell’aspetto formale, c’erano e ci sono delle forti perplessità nel coinvolgere Renzi e Calenda in questo progetto per il quale chiediamo coerenza e determinazione. Parliamo di due partiti che hanno disinvoltamente sottoscritto accordi con il centrodestra».

Ma in politica è consuetudine prendere altre strade soprattutto a livello locale.

«Vero, ma parliamo di piccole realtà territoriali attraverso l’impegno nelle liste civiche. Qui si tratta di intese elettorali avvenute in Liguria e in Basilicata. Addirittura, in Lucania Azione ha sostenuto il candidato del centrodestra uscente che pure aveva avversato in precedenza. Più che Terzo Polo mi sembra il polo della convenienza. Non siamo su una giostra: chiediamo, ripeto, chiarezza e lealtà. Per dirne un’altra, uno dei punti fondamentali del nostro programma è il perseguimento della transizione ecologia senza indugi, mentre c’è qualcuno che ancora propone il ritorno al nucleare».

Oggi il Patto della birra tra voi il Pd, il Movimento 5 Stelle e Più Europa è privo del centro, un’area essenziale. Non crede che l’alleanza sia troppo sbilanciata a sinistra?

«Il moderatismo nel senso migliore del termine si esprime con l’azione politica, non con la semplice collocazione spaziale. La Margherita e il Partito popolare, che erano fior di soggetti moderati, sono stati sempre nel centrosinistra e non hanno mai mostrato posizioni ambigue. Aggiungo che in prospettiva lavoriamo per il rafforzamento di un sistema bipolare, che semplificherebbe notevolmente il quadro partitico».

Si profila l’ennesima copia riveduta e corretta dell’Ulivo, tuttavia storicamente le aggregazioni elettorali ispirate all’antagonismo non hanno portato bene al centrosinistra. Cosa c’è di diverso nel patto della birra rispetto alle coalizioni del passato?

«Più maturità, e consapevolezza della nostra forza. Abbiamo fatto ovviamente tesoro degli errori sciagurati grazie ai quali abbiamo consegnato il Paese alla destra. C’è un percorso da compiere con serietà fino alle prossime elezioni politiche contrassegnato da punti programmatici inderogabili».

Da qui a qualche settimana potreste trovarvi a dialogare con due monconi del Movimento 5 Stelle. Da una parte gli ortodossi grillini, dall’altra i contiani, con tutte le conseguenze del caso. Qual è la sua valutazione?

«Auguro al Movimento 5 Stelle unità e compattezza. Per ora posso solo dire che Giuseppe Conte ha fatto una chiara scelta di campo».

Anche in questa riedizione del centrosinistra si sentono troppi leader cantare e per questo l’alleanza potrebbe implodere sulla base delle troppe correnti di pensiero. C’è un rischio di implosione, possibilmente subito dopo le imminenti elezioni regionali?

«Questo va evitato. Spero che la leadership individuata dalla coalizione sia seguita, poi è evidente che il dialogo interno sia indice di confronto e di crescita, tuttavia vanno evitati gli errori del passato».

Tre regioni stanno per andare al voto, Emilia Romagna, Liguria e Umbria: quali possibilità di vittoria vi date?

«Siamo ragionevolmente ottimisti sull’Emilia Romagna. In Liguria e in Umbria non partiamo battuti».

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