La Sapienza. Contestazione anti-Giuli. Bocciamo ‘Cambiare rotta’ (VIDEO)

lunedì, 30 Settembre 2024
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Un fascista, come Giuli, non può fare esami e non può entrare all’Università. Lo hanno deciso gli studenti antifascisti di “Cambiare rotta”. E non solo lo hanno processato ideologicamente, ma lo hanno addirittura bocciato. Ricorda qualcosa, a proposito di corsi e ricorsi storici?

Questo è il nuovo vero fascismo, il “fascismo rosso”, che la sinistra nostrana, politica, intellettuale, giornalistica, sta riproponendo in funzione anti-Meloni, creando un clima tossico di odio che sta portando inevitabilmente i giovani a diventare gli amplificatori di strategie che in realtà, hanno precisi obiettivi di mera opportunità elettorale.

E meno male che il professore che ha interrogato il neo-ministro della Cultura, ha confermato il buon esito dell’esame, il voto e la conclusione stessa della carriera universitaria prevista per gennaio 2025, con tanto di tesi assegnata. E ricordando ai contestatori l’articolo 3 della Costituzione. Quella Costituzione tanto esaltata quando conviene e tanto ignorata quando non conviene.

Un docente, per altro, costretto a giustificarsi. Ci rendiamo conto? D’altra parte, chi semina vento raccoglie tempesta. Nessuno ha dimenticato, infatti, il veto della Sapienza su papa Ratzinger, considerato il simbolo del medioevo.

Siamo al “dopo-Robespierre” (il dopo-ghigliottina). E siamo fortemente preoccupati. Non solo per i processi aprioristici, ma addirittura per le sentenze decise “a furor di popolo”. Anzi, “a furor di gruppuscoli di estrema sinistra”, che nemmeno rappresentano la maggioranza degli studenti.
“Cambiare rotta”, come abbiamo detto, è il nome del coordinamento di base che oggi si è presentato alla Sapienza, in contemporanea con l’esame di Teoria delle Dottrine teologiche, che il neo-ministro della Cultura Alessandro Giuli, 49 anni (il quale ha sostituito Gennaro Sangiuliano per le note vicende personali), ha sostenuto come ultima tappa della sua carriera universitaria. Un esame che ha fortemente voluto in presenza e non da remoto, dimostrando coraggio, solo anticipandone l’orario per ragioni di ordine pubblico (una vergogna per le istituzioni accademiche).

Torniamo a bomba: una protesta per cosa? Per “una nuova cultura”, sostengono nelle interviste i manifestanti, con un’aggiunta non da poco scritta sui cartelloni: “Bocciamo il fascismo e il patriarcato”.

Quindi, l’obiettivo è ed era chiaro: siccome Giuli da giovane ha fatto parte del Movimento di estrema destra Meridiano Zero, è responsabile del fascismo e del patriarcato odierni. E’ di fatto portatore sano del male e non può accedere all’Università “democratica”.
Esattamente come negli anni Settanta, quando “uccidere un fascista non era reato” e “andava infoibato”, visto che il “compagno Tito” lo aveva insegnato”.

Nel nome della libertà democratica si pretende di negare il diritto di una persona a sostenere un esame, anche se fascista, comunista, cattolico, ateo, no vax etc.

Le idee personali non c’entrano con lo studio. E a proposito di idee personali, ricordiamo che il neo-ministro, come molti altri della sua generazione (non ci sarebbe nemmeno il bisogno di dirlo), ha fatto un oggettivo percorso di crescita personale, di maturazione culturale, professionale e politica, che lo ha candidato a essere un esponente in vista dell’area culturale di destra. E’ nota la sua posizione liberale e conservatrice e il suo estro intellettuale. Si comprende dai suoi libri, a partire anche da quel Gramsci non capito dai giovani ignoranti che hanno gridato alla lesa maestà, solo per l’argomento. Come se ci fosse una proprietà privata dei temi; dimostrando solo di non conoscere nemmeno la storia e la biografia del grande pensatore comunista.
Si fa, inoltre, un processo postumo al passato di Giuli? Non si salverebbe nessuno. Quasi tutti gli attuali leader di partito, intellettuali, docenti universitari, direttori di giornali, specialmente i figli degli anni Settanta, hanno un passato. In qualche caso dimenticato, in qualche altro caso rinnegato, in molti casi non rinnegato. Vogliamo processare il D’Alema di oggi per gli scontri con le molotov all’Università di Pisa? Vogliamo processare il grande storico e giornalista Paolo Mieli per i suoi trascorsi a Potere Operaio, o per aver firmato con Umberto Eco il manifesto degli intellettuali “né con le Br, né con lo Stato?”. O i vari Gad Lerner e Michele Santoro per le loro ex-appartenenze barricadere e antagoniste proletarie a Lotta Continua e a Servire il Popolo?

Ma siamo certi della risposta di Ultima Generazione: loro erano dalla parte giusta (l’antifascismo), gli amici di Giuli, no.

Alla faccia della pacificazione nazionale.
Oppure, se il passato militante non conta, si ritiene l’esame universitario molto fuori corso del neo-ministro della Cultura, una mera operazione di propaganda per evitare il mantra della sinistra (effetto della sua proverbiale superiorità morale ed etica), circa l’impresentabilità, l’incapacità e la mediocrità della classe dirigente di destra al governo?

Inutile attendere ulteriori spiegazioni. Il processo contro Giuli (e il governo Meloni) è già partito da tempo. Cambiare rotta lo ha bocciato in partenza (“da direttore della Fondazione Maxxi ha solo garantito un maxi-flop sugli ingressi dei visitatori”). E lo ha bocciato per il futuro: “Ci va come continuatore dell’opera di Sangiuliano, con conflitti d’interessi collegati, Times Square “a Londra” e aumento record dei biglietti dei musei senza alcun vantaggio per chi ogni giorno lavora per tenerli aperti e garantirne la qualità”. Sentenze senza appello.

Insomma, un cambio di rotta poco cambio e molto rotta. Peccato. Chi scrive è tra i primi che ha sempre auspicato un ritorno dei giovani all’impegno politico e alla passione civile, dopo decenni di narcosi, indifferenza, nichilismo e altrove da social e da divano.

Invece, quelli che si sono svegliati e si sono mobilitati stanno riproponendo ogni aberrazione ideologica, ogni semplificazione degli anni Settanta. E sappiamo come è andata a finire.

Di seguito il video della contestazione per il Ministro Giuli alla Sapienza.

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