Basta al conflitto tra pubblico e privato, sì a una collaborazione ben organizzata per il bene dei pazienti. Il ministro della Salute Orazio Schillaci entra finalmente al centro del tema principe della sanità, dicendo di trovare “impensabile abolire il privato convenzionato”. Parole ovviamente accolte con entusiasmo da Virginio Bebber, presidente dell’Associazione che riunisce le istituzioni socio-sanitarie cattoliche (ARIS), per il quale rappresentano “uno spiraglio nel buio dell’atavica diffidenza” verso la sanità privata d’ispirazione cattolica e non profit. Bebber sottolinea come per la prima volta un ministro della Salute riconosce pubblicamente l’importanza di queste strutture, che operano in modo integrato all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.
Al centro delle discussioni è il ruolo delle strutture sanitarie private convenzionate che, per Bebber, rappresentano una risorsa insostituibile per il SSN. “In Italia oggi non ne possiamo fare a meno e nessuno potrà cancellarlo”, ha affermato Schillaci, chiarendo il suo approccio pragmatico. La collaborazione tra pubblico e privato, infatti, è vista come fondamentale non solo per ridurre le liste d’attesa, che Schillaci attribuisce a “una cattiva organizzazione”, ma anche per ampliare l’accesso alle cure, offrendo soluzioni ai cittadini “alle stesse condizioni del pubblico”, come ha evidenziato Bebber.
Un tema cruciale, infatti, è l’abbattimento delle liste d’attesa, che Schillaci considera possibile attraverso una gestione efficiente e l’integrazione delle risorse del privato. “Il privato convenzionato deve mettere a disposizione le sue agende”, ha dichiarato il ministro, ricordando che questo rappresenta una delle condizioni fondamentali per l’accreditamento. Bebber ha espresso la disponibilità delle strutture private ad aprire le proprie agende per dare un contributo più significativo nella gestione delle liste d’attesa. A suo avviso, infatti, la sanità privata accreditata potrebbe fare di più, a patto di ricevere le necessarie opportunità.
Oltre all’organizzazione delle liste d’attesa, il governo ha preso in considerazione altre misure per colmare le carenze di personale, come il piano di assunzione di infermieri dall’India, annunciato dal ministro. Schillaci ha spiegato che, a causa delle difficoltà finanziarie per un immediato incremento degli organici, l’arrivo di professionisti stranieri rappresenta una soluzione utile a migliorare la situazione nelle strutture sanitarie, dove la carenza di personale è ormai cronica. Il progetto, che coinvolgerà circa diecimila infermieri, ha già suscitato polemiche, ma è stato presentato come una soluzione efficace anche in precedenti esperienze regionali, come in Calabria, dove medici cubani sono stati integrati nel sistema sanitario con buoni risultati.
Un altro elemento centrale della strategia del governo è l’incremento dei fondi per la sanità, che, sebbene non sia stato così elevato come previsto, sarà progressivo fino a raggiungere i 5 miliardi di euro in più entro il 2026. Questo incremento è destinato a supportare principalmente il personale, attraverso indennità e aumenti salariali, con l’obiettivo di rendere più attrattivo il settore per i giovani medici e infermieri italiani, che sempre più spesso cercano opportunità più attraenti all’estero. Tuttavia, Schillaci ha chiarito che, per mantenere il carattere universalistico del sistema sanitario, le risorse devono essere utilizzate con attenzione e criterio, soprattutto per sostenere le cure più avanzate e i farmaci innovativi.
La sanità pubblica resta insomma un pilastro irrinunciabile del nostro sistema, da rendere sempre più forte e accessibile, ma a patto di stabilire un rapporto collaborativo col privato convenzionato.



