E’ ormai evidente, al di là delle procedure burocratiche, che Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali statunitensi di larga misura. I repubblicani hanno perfino conquistato la maggioranza al Senato, oltre a possedere saldamente il controllo della Camera dei rappresentanti. Si tratta di una vittoria a valanga su Kamala Harris. Il messaggio lanciato dall’elettorato americano è chiaro: basta finanziare guerre in giro per il mondo, occorre rilanciare l’economia.
Quali saranno dunque le conseguenze geopolitiche di questa vittoria elettorale, a dir la verità ampiamente prevista?
Trump si è vantato di non aver iniziato nemmeno una guerra durante la sua precedente presidenza. Perciò si prevede che, nel corso della prossima amministrazione, Trump farà lo stesso. Già in campagna elettorale Trump aveva promesso che, ove eletto, avrebbe fatto cessare la guerra in Ucraina in sole 24 ore. Perfino i russi, fortemente interessati a porre fine alla guerra in Ucraina, hanno giudicato il lasso di tempo indicato troppo breve per un processo di pace. E’ vero che l’Ucraina sostiene la guerra contro la Russia principalmente grazie all’appoggio degli Stati Uniti (l’Unione Europea da sola non sarebbe in grado di finanziare la guerra in Ucraina). E quindi la semplice dichiarazione di cessare ogni forma di finanziamento da parte degli Usa costringerebbe il governo ucraino a negoziare la pace con la Federazione Russa. E’ anche vero, però, che gli interessi in gioco sono molto complessi e districare la matassa richiederebbe del tempo. Le posizioni di Trump però non sono così pacifiche per quanto riguarda la guerra in Medio Oriente. L’appoggio ad Israele era incondizionato da parte di entrambi i candidati alle presidenziali Usa.
Ma, la sfida più interessante del prossimo presidente degli Stati Uniti sarà quella di rendere l’America di nuovo grande economicamente. Di fronte alle proposizioni adottate dai paesi aderenti al Brics, all’ultimo vertice di Kazan – in tema di dedollarizzazione, protezione dei paesi aderenti dalle sanzioni occidentali e dalle minacce alla sicurezza e incremento delle relazioni economiche e commerciali tra i paesi membri – ormai l’Occidente inteso come Gruppo dei sette o G7, ha perso la supremazia economica, finanziaria, tecnologica. Se gli Stati Uniti d’America vorranno recuperare con Trump il terreno perduto, si aprirà una “nobile gara” per lo sviluppo economico e tecnologico, nella quale i concorrenti giocheranno ad armi pari. Si realizzerà così quella realtà internazionale “multipolare”, da anni perseguita da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (i paesi fondatori del Brics), all’interno della quale gli Stati Uniti saranno un concorrente come altri.
Attenzione, però, ai colpi di coda del Deep State americano, che farà di tutto per contrastare l’avvento di questo “mondo migliore”, sognato dai sostenitori di Trump.



