“Ma ‘ndo’ vai se la banana non ce l’hai? Bella Hawaiana, attaccate a sta banana”. Il divertente incipit ce lo offre oggi più che mai il noto film del 1973 “Polvere di Stelle” (tutti ricordano l’esilarante esibizione musicale del duo “Alberto Sordi-Monica Vitti”).
Attacchiamoci quindi, a stà banana: il messaggio è chiaro. La cultura moderna è ormai aggrappata al simpatico frutto ricco di potassio.
Il mio non è un discorso moralista o il riflesso inutile e perdente di una mera nostalgia passata. Certo, ho le mie preferenze artistiche, musicali; vengo da scuole classiche, ma una riflessione sullo “stato dell’arte” dell’arte, bisogna pur farla.
E’ indubbiamente il segno dei tempi, la parabola finale di una decadenza solipsistica, individualistica e materialista, che viene venduta come nobile espressione dei sentimenti, delle pulsioni, delle fragilità e delle paure degli autori.
E guai a criticare la modernità. Del resto, dopo gli escrementi e gli schizzi di sugo, non poteva mancare quest’ultima esibizione-provocazione destinata ai posteri.
E non mi convince la storia che nessuno ne possa parlare (altrimenti si fa pubblicità), oppure che lo si deve fare solo per aumentarne il valore economico. Altra boiata.
Soldi e pubblicità ritengo siano state, infatti, la postura e la molla che hanno spinto Justin Sun, imprenditore di criptovalute, ad acquistare “Comedian” alias, la banana di Maurizio Cattelan, pagandola ben 6milioni di dollari, in una concitata e molto mediatica asta, organizzata da Sotheby’s.
Ci identifichiamo, dunque, in una banana? Dicevo, il segno dei tempi.
Certo, di banane ce ne danno tante, ogni giorno: la politica, il sistema economico, culturale, istituzionale, quando ci impongono scelte di vita, vaccini e posizionamenti belligeranti vari.
Ma quando è troppo è troppo. La crisi della nostra civiltà parte da lontano. Da quando ha perso riferimenti oggettivi e valori alti. Da quando si è sradicata dalle identità storiche, religiose e culturali dei popoli; dal bello, dalla bellezza, dai messaggi metafisici.
L’arte, l’architettura, la musica, non hanno sempre espresso visioni di fatto spirituali? Non ho paura dei termini. Da qualche secolo, invece, c’è stato un banale e nefasto rovesciamento: tutto nasce e muore dall’uomo, dal suo ego, dal suo istinto creativo. Perdendo il parametro superiore ha perso sè stesso. Del resto, se la scuola non insegna e trasmette più i criteri oggettivi, come si fa a distinguere il buono, il bello, dal brutto, dal negativo? Come si fa a scegliere e ad analizzare, confrontare ad esempio, le stesse opere?
Inoltre, ogni quadro, ogni architettura, ogni costruzione dell’ingegno umano deve trasmettere qualche cosa. Che messaggio dà una banana?
Purtroppo ciò che ha detto Justin Sun: “Mangerò personalmente questa banana come parte di questa esperienza artistica unica”.
Come dire, la pulsione egotica dell’autore che viene mangiata dall’egotismo dall’acquirente.
Tradotto: la cultura moderna bruciata in un nano secondo (le persone, le cose sono solo merce da vendere, usare e buttare); viene consumata, digerita ed espulsa.
Evacuata dove? E’ facile intuirlo. Insieme a certa arte moderna.



