Il Movimento Cinque Stelle 2.0, felicemente aperto al mondo e alla partitocrazia, può attendere perché tra Genova e Roma continuano a volare a stracci. Per Beppe Grillo, fondatore del movimento, Elevato appena esautorato, non è finita. Ha chiesto di far ripetere le votazioni partendo, in primis, dall’esito che ha soppresso la sua carica di garante, rottamandolo, e ha rimesso in discussione la richiesta di modificare il simbolo e la revisione dei poteri del presidente. Il M5s torna a votare quindi: lo farà con una convocazione on line tra una decina di giorni. L’obiettivo è sfidare Giuseppe Conte, l’Avvocato “neo Elevato”, sul terreno del quorum chiedendo l’astensione di massa. Il calcolo è aritmetico, ragiona uno dei movimentisti: se i sì alla cacciata sono meno di 35mila, devono trovare altri 10mila votanti. Quel tipo di votazione, infatti, è particolarmente insidioso perché valido solo se partecipa il 50% più uno degli aventi diritto. E in un voto che si ripeterà a distanza di pochi giorni dal primo, la stanchezza rappresenta una variabile da valutare, specie se nelle prossime ore i fedelissimi di Grillo adotteranno la strategia di sabotaggio per incentivare l’astensione. Fra gli esponenti vicini all’ex garante c’è anche chi sottolinea come nelle votazioni che si sono chiuse nel fine settimana le percentuali non siano state plebiscitarie: dal 52% al 62% a seconda del tipo di quesito.
Ad annunciare il ricorso, uno del quale non avresti mai detto: Danilo Toninelli, ex ministro, componente del collegio dei probiviri M5s, rimasto vicino a Beppe. «Abbiamo perso un round, non la guerra – ha detto nel primo pomeriggio in un video lanciato in rete – Grillo di certo chiederà di rivotare, quindi tutto quello che si è votato si dovrà rivotare. Il proprietario del simbolo è Beppe Grillo e farà un’azione legale. Il 30% di quelli che hanno votato contro l’eliminazione del garante non voterà e non è detto che si raggiunga il quorum».
Mentre per i vertici del M5s la mossa di Grillo è un cortocircuito, che mira alla difesa di un conflitto di interessi, visto che in ballo ci sono proprio le prerogative di garante, qualche altro movimentista ritiene che il comico stia valutando anche un piano alternativo: presentare alle prossime politiche una forza col simbolo M5s. Entro Natale Grillo, si dice, dovrebbe tornare a Roma per «una rimpatriata con chi non lo ha mollato».
Conte e Grillo litigano, dunque, e i possibili alleati del campo largo osservano con preoccupazione. L’esito della Costituente ha ribadito che il M5s è progressista, dando mandato a Conte di trattare per le alleanze. Il ricorso di Grillo non tocca questa parte della votazione, ma un eventuale ribaltamento delle decisioni prese in questo fine settimana avrebbe riflessi pesanti su tutto l’assetto M5s.
Finisca in un modo o nell’altro, sarà divertente capire la natura del nuovo soggetto uscito dalla Costituente voluta da Conte. È dichiaratamente progressista e indipendentista, cioè affine al campo largo, ma con mani libere. Se per Patuanelli «stiamo nel campo progressista, però con l’obiettivo di fare alleanze per realizzare delle cose», per Paola Taverna «nulla è scontato e dove non troviamo un riscontro positivo, com’è accaduto nel in Lazio o in Piemonte, l’accordo non si chiude». Chiara Appendino, lapidaria, mette tutti d’accordo: «Credo che il M5s debba lavorare prima sulla propria identità, che dovrà essere un’identità politicamente molto forte, poi si potrà ragionare successivamente di eventuali accordi». Tutto molto movimentista, in fondo.



