Truong My Lan: pena di morte per la più grande truffa al mondo

mercoledì, 4 Dicembre 2024
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La tycoon dell’immobiliare Truong My Lan, è stata condannata a morte con l’accusa di frode e appropriazione indebita dal tribunale di Ho Chi Minh.
Il ricorso presentato della cittadina vietnamita contro la condanna impartita è stato respinto.
Tale si configura come una delle condanne più severe mai imposte nel Paese ad una donna, per crimini di tipo finanziario.
La stampa del Paese ha definito l’accaduto “uno scandalo senza precedenti”.
In 10 anni, Lan avrebbe controllato in segreto la Banca commerciale di Saigon, contraendo prestiti per un totale di 44 miliardi di dollari diretti ad una rete di società false in suo possesso, aggirando le leggi vietnamite.
Inoltre, la magnate immobiliare, avrebbe corrotto i funzionari bancari affinché occultassero le transazioni illegali.
Così facendo, Lan è arrivata a controllare più del 90% della Saigon Joint Stock Commercial Bank.
A causa di ciò, la Banca di Stato vietnamita si è trovata obbligata a versare decine di miliardi di dollari alla Banca di Saigon, per impedirne la bancarotta.
Per Lan, vi è solo una scappatoia possibile per sfuggire alla morte: la legge vietnamita, prevede un alleggerimento della pena solo nel caso in cui la condannata riuscisse a saldare il 75% della somma detratta.
I pubblici ministeri hanno dichiarato che 27 miliardi di dollari sono stati sottratti indebitamente mentre 12 miliardi, sono stati giudicati come appropriazione indebita e considerati dunque il crimine finanziario più grave, per il quale è stata avanzata la condanna a morte.
Perciò, essendo la condanna per appropriazione indebita limitata ‘solo’ a 12 miliardi, la restituzione dovrebbe corrispondere ad una cifra pari a 9 miliardi.
In tal caso, la pena capitale tramuterebbe in ergastolo.
La difesa ha evidenziato che Lan, nonostante disponga dei mezzi economici necessari a saldare il debito, abbia bisogno di tempo per farlo: il saldo potrebbe essere effettuato tramite la vendita di tutte le proprietà lussuose detenute dalla c.d. “Regina del mattone”, compito che, per ovvie ragioni, richiederebbe un maggiore lasso di tempo per essere portato a termine.
La donna potrebbe anche tentare la richiesta di amnistia al presidente vietnamita Luong Cuong, ma le probabilità di concessione di tale grazia risultano parecchio scarse.

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