Nella giornata di ieri, la notizia dell’arresto di Cecilia Sala ha causato grande preoccupazione e indignazione in Italia. Cecilia, 29 anni, è una giornalista de Il Foglio e autrice del podcast “Stories” su Chora Media. Nell’ultimo periodo si trovava a Teheran per completare un lavoro sul patriarcato e sulla repressione, quando, apparentemente senza un motivo chiaro, è stata arrestata e condotta nella prigione di Evin, nota per ospitare dissidenti politici e dove era stata imprigionata anche Alessia Piperno.
Dal ministro degli Esteri Antonio Tajani al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, quasi tutto il governo ha espresso grande preoccupazione per l’arresto della giornalista, avvenuto senza capi d’imputazione. Il titolare della Farnesina ha comunque confermato il buono stato di salute di Cecilia Sala e ha riferito che c’è già stata una visita dell’ambasciatrice Paola Amadei, impegnata intensamente per riportare la giovane sana e salva a casa.
Molti si sono chiesti cosa possa esserci dietro. Storicamente, il regime iraniano non tollera bene coloro che, soprattutto se donne, indagano su tematiche controverse come il patriarcato o i dissidenti. Tuttavia, secondo alcuni analisti, l’arresto potrebbe nascondere altri motivi, come la volontà di effettuare uno scambio di prigionieri.
Come ipotizzato dall’esperto di geopolitica Nima Baheli su Facebook:
“Arresto di Cecilia Sala. Volete sapere il motivo del suo arresto a Teheran il 19 dicembre? Un nome potrebbe essere la risposta: M. A., cittadino iraniano di 38 anni residente a Losanna, arrestato a Malpensa il giorno prima della Sala, il 18 dicembre. È accusato di associazione per delinquere finalizzata alla violazione dell’*International Emergency Economic Power Act*, per la fornitura di componenti elettroniche destinate alla costruzione di armi letali (i famosi droni iraniani) per il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (i Pasdaran).
Non sarebbe la prima volta che la Repubblica Islamica arresta stranieri per poi negoziare uno scambio con propri cittadini detenuti all’estero. L’episodio più recente – e famigerato – è stato quello della liberazione del pluriomicida Hamid Nouri (condannato da un tribunale di Stoccolma) in cambio del diplomatico svedese Johan Floderus.”
Questa, chiaramente, è solo un’ipotesi espressa da questo esperto.



