Dopo le dimissioni di Elisabetta Belloni, le voci di corridoio sulle ragioni dietro questa scelta inaspettata hanno iniziato a proliferare, tra chi parlava di disguidi tra la direttrice del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza (DIS) e alcuni membri del Governo e chi invece reputa le dimissioni uno step necessario prima di intraprendere una nuova carriera, forse nello staff della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Questo, tra tanti, è solo uno degli argomenti trattati in un’intervista al Corriere della Sera dove ha inoltre raccontato di aver immediatamente avvertito il premier della sua decisione, lasciandosi anche scappare qualche frecciatina: “Io sono un funzionario dello Stato, faccio il mio lavoro e non è obbligatorio piacere a tutti o andare d’accordo con tutti. Purché questo non metta in discussione i risultati, come infatti non è avvenuto. Però a maggio scade il mio mandato, quando ho avvertito che già cominciavano a circolare voci sul mio futuro e soprattutto sul mio successore ho ritenuto fosse arrivato il momento di lasciare. E ne ho parlato – aggiunge – con i miei interlocutori istituzionali, prima fra tutti la premier Giorgia Meloni e il sottosegretario Mantovano. È con loro che, sin dagli inizi di dicembre, abbiamo tracciato la strada per una transizione tranquilla e senza scossoni”.
Tante le critiche ricevute dalla direttrice per le dimissioni arrivate solamente 4 giorni dopo la notizia dell’arresto di Cecilia Sala. Su questo tema la Belloni ha commentato dicendo: “Io sono ancora in carica e non vengo certamente meno ai miei doveri. Per questo mi fa ancora più male essere dipinta come una che scappa o addirittura che va via lasciando macerie alle spalle. Non è così, non potrebbe mai essere così. Non a caso era stata concordata un’uscita nel massimo della trasparenza.”
Comunque, come annunciato dalla direttrice, sul futuro ancora non c’è certezza, e inizierà a pensare al suo prossimo ruolo a partire dal 16 gennaio. A differenza di altri dimissionari, la Belloni non sbatte la porta al Governo, ma rimane pacata e diplomatica nelle sue affermazioni nonostante il chiaro antagonismo nei confronti di qualcuno.
Che sia una strategia per tenere aperto una futura carriera “europea”?



