Questa pomeriggio, alla Camera dei Deputati, si è tenuta una conferenza stampa convocata dalle opposizioni, in seguito alla recente inchiesta giudiziaria che ha coinvolto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a proposito del caso scoppiato a seguito del rilascio del cittadino libico Almasri. Protagonisti dell’incontro sono stati alcuni rifugiati libici e migranti sopravvissuti ai centri di detenzione in Libia, che hanno denunciato il trattamento disumano subito e la presunta complicità del governo italiano nei respingimenti e nella gestione degli accordi con le milizie libiche.
Rifugiati libici alla Camera contro Almasri e Meloni: “Oggi ci ritroviamo con la stessa ingiustizia”
Il primo a prendere la parola è stato Mahamat Daoud, presidente dell’associazione dei rifugiati libici “Refugees Libya”, giunto in Italia nel 2022 dopo essere sopravvissuto a torture e violenze nei lager libici. La sua testimonianza ha ripercorso il percorso di protesta iniziato nell’ottobre 2021, quando i migranti detenuti in Libia si ribellarono contro il sistema di prigionia, riduzione in schiavitù e maltrattamenti a cui erano sottoposti: “Abbiamo protestato per 100 giorni, ma la risposta è stata brutale: migliaia di donne, bambini e uomini sono stati radunati e rinchiusi nel campo di concentramento di Nzara. Alcuni di noi sono riusciti a fuggire e arrivare in Europa, ma la nostra ricerca di giustizia non si è mai fermata.”
Mahamat ha raccontato di aver collaborato con la Corte Penale Internazionale per denunciare i crimini contro l’umanità commessi nei centri di detenzione libici, ma ha espresso grande delusione per la recente decisione del governo italiano di espellere Almasri, una figura chiave nel sistema di abusi libico, rimandandolo proprio nel paese dove ha perpetrato violenze e omicidi.
Le lettere alle istituzioni italiane
Durante la conferenza, Mahamat Daoud, David Yambio e Lam Magok hanno presentato delle lettere indirizzate alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al sottosegretario Alfredo Mantovano. Le lettere, firmate da Mahamat e Lam, chiedono un immediato intervento delle autorità italiane per interrompere le collaborazioni con le milizie libiche e garantire protezione ai rifugiati.
Tra le principali richieste contenute nelle lettere:
1.Interruzione immediata degli accordi tra Italia e Libia, che secondo i migranti permettono gli abusi sui rifugiati.
2.Un impegno pubblico per il rilascio dei detenuti nei lager libici, inclusi quelli nei centri di Metigar e Anzara.
3.Una spiegazione ufficiale sulla liberazione di al-Masri, considerato un pericolo per la sicurezza pubblica.
4.L’apertura di un corridoio umanitario per i migranti intrappolati in Libia, compresa la riapertura dell’ambasciata italiana a Tripoli per il rilascio di visti umanitari.
“Sappiamo che il governo italiano ha il potere di agire. Ora vogliamo vedere la volontà politica di farlo”, ha chiosato il presidente dei rifugiati libici.
La testimonianza di Lam Magok: “In Libia si muore ogni giorno”
A prendere la parola è stato poi Lam Magok, rifugiato sudanese sopravvissuto ai campi di detenzione libici. La sua storia ha offerto un quadro ancora più drammatico della situazione: “La Libia è un inferno. Puoi morire prima ancora di riuscire a bere. Mio fratello è morto cercando di fuggire. I migranti vengono arrestati, torturati, violentati, e il mondo resta in silenzio.”
Lam ha raccontato di essere stato catturato dalla cosiddetta Guardia Costiera libica, riportato in un centro di detenzione e poi venduto a diverse prigioni, subendo violenze sistematiche: “Mi hanno strappato la croce dal collo perché sono cristiano. Sono stato picchiato, portato in un magazzino sotterraneo dove mettevano i cadaveri. Noi prigionieri dovevamo riempire i sacchi con i corpi delle vittime della guerra e delle esecuzioni sommarie.”
Lam ha poi denunciato il rilascio di al-Masri, accusando l’Italia di collaborare con le milizie libiche: “Pensavamo che l’Italia fosse un paese di giustizia, invece scopriamo che sta collaborando con una mafia per respingere i migranti. Perché il governo italiano ha liberato un criminale di guerra? Cosa farà ora per quelli che ancora soffrono in Libia?”
La conferenza stampa ha visto la presenza compatta delle opposizioni: presenti Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Maria Elena Boschi e Vittoria Baldino a testimoniare la compattezza contro il governo Meloni, accusandolo di aver abbandonato i principi umanitari e di aver favorito, con la sua politica migratoria. Intanto Camera e Senato sospendono fino al 4 i lavori con il caso Almasri diventato ormai un vero intrigo politico.
Il servizio con le video interviste ai rifugiati libici



