Il caso Almasri al vaglio della Corte penale internazionale e fa discutere la posizione italiana sulla liberazione del generale libico accusato di crimini di guerra e contro l’umanita’. Non si tratta di un testimone sul banco degli imputati la Corte penale dell’Aia parla addirittura di sospettato. Per cui il caso si fa serio e il gioco più duro. Non è una querelle da palazzo e una gara a chi vince tra maggioranza e opposizione ma a scendere in campo ora è la magistratura internazionale. Andiamo per gradi e cerchiamo di ricostruire quanto successo e soprattutto quali sono le poste in gioco. Dopo l’avviso di garanzia arrivato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con lei ai ministri Nordio e Piantedosi più di dieci giorni fa da parte della procura di Roma, è stata bufera tra palazzi, media e opinione pubblica. Una segnalazione da parte di un rifugiato sudanese del Darfur che presumibilmente aveva subito violenze e vessazioni con la sua famiglia durante il soggiorno in Libia inchioda di nuovo il sospettato numero uno il generale Almasri e con lui si legge nell’informativa inviata al Procuratore del 2019 un’ampia serie di prove” che a suo dire implicavano responsabilità di alti funzionari dell’Ue e dell’Italia, tra cui ex primi ministri e ministri italiani per avere favorito il compimento di crimini contro i diritti umani in Libia. Ma a quanto pare ad oggi non c’è nessuna implicazione di nessun funzionario italiano nella vicenda. La Corte penale internazionale dell’Aja ha ribadito che al momento non esiste alcun fascicolo di indagine sull’operato del governo italiano per ostacolo all’amministrazione della giustizia in relazione alla vicenda del generale. Il rifugiato sudanese, ha inviato una mail all’indirizzo mail dedicato dell’ufficio del procuratore. Le comunicazioni sono moltissime, ognuna viene vagliata e solo se ritenuta fondata può originare un procedimento, che richiede mesi. Altro nodo da vagliare è che nell’atto di denuncia, sempre quanto si apprende dal quotidiano Avvenire, ci sarebbero anche delle imprecisioni come l’indicazione della permanenza del generale libico “in Italia per 12 giorni”. In realtà Almasri era stato precedentemente in altri Paesi Ue ed è rimasto in Italia dal 18 al 22 gennaio, quando è stato poi rilasciato su ordine della Corte d’appello di Roma e riportato a Tripoli con un volo dei servizi segreti italiani.
Il caso Almasri arriva all’Aja, è tensione in Europa
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