Pietà l’è morta a Basovizza. Nell’imminenza del Giorno del Ricordo, è stato oltraggiato il luogo simbolo dei martiri delle foibe. È chiaramente opera di infami. A ottant’anni dalle stragi compiute dai partigiani titini ai danni degli italiani del Nordest, a tanto tempo dalle indicibili sofferenze patite dai nostri connazionali per mano del fanatismo comunista jugoslavo, c’è ancora chi coltiva la malapianta dell’odio politico ed esalta la pulizia etnica perpetrata contro la nostra gente.
Tre scritte, in lingua slava, sono comparse questa mattina sul monumento. Una è «Trst je nas» (Trieste è nostra). Un’altra è «smart fasizmu svoboda narodu», ovvero «morte al fascismo, libertà al popolo», il motto del IX Corpus jugoslavo durante la Seconda guerra mondiale. La terza, nei pressi della foiba, è «Trieste è un pozzo».
Immediato e indignato il commento di Giorgia Meloni: «La foiba di Basovizza è un luogo sacro, un monumento nazionale, da onorare con il silenzio e con la preghiera. Oltraggiare Basovizza, per di più con scritte ripugnanti che richiamano a pagine drammatiche della nostra storia, non vuol dire solo calpestare la memoria dei martiri delle foibe ma significa oltraggiare la nazione intera. Ciò che è accaduto è un atto di gravità inaudita, che non può restare impunito». Dure anche le parole del presidente della Camera, Lorenzo Fontana: «Lo sfregio compiuto a Basovizza è un atto grave e intollerabile che offende profondamente la memoria storica del nostro Paese e, ancor più, le vittime delle foibe».
Da sinistra invece non si registrano al momento commenti di sorta. C’è di che rimanere perplessi. Seppure arriverà qualche dichiarazione, risulterà comunque tardiva. Evidentemente, nel “nuovo corso” impresso al Pd da Elly Schlein, non è previsto l’onore alla memoria comune degli italiani. Ed è un fatto che rattrista, perché la legge che istituì nel 2004 il Giorno del Ricordo fu votata pressoché all’unanimità dal Parlamento italiano (solo Rifondazione comunista si astenne). Vale la pena anche ricordare l’importante dialogo tra Gianfranco Fini e Luciano Violante che si tenne a Trieste nel 1998 sempre sul tema delle foibe.
Dobbiamo purtroppo registrare un passo indietro, in questi ultimi anni, sul fronte della ricomposizione dell’anima nazionale riguardo pagine più tristi della nostra storia. È il segno di una degenerazione del confronto politico. Ma è il segno anche della frustrazione della sinistra italiana per la destra al governo.
Gli infami autori di questo ultimo oltraggio al ricordo dei martiri delle foibe sono figli del clima di intolleranza che sta montando da tempo nel nostro Paese. Non ci sono vincitori nella “guerra della memoria”. Tutti gli italiani ne escono sconfitti.



