Il vertice europeo d’”urgenza” che si è svolto a Parigi su iniziativa di Emmanuel Macron si è risolto in niente altro che in una parata propagandistica, che ha lasciato gli europei più divisi di prima. Né del resto poteva finire diversamente, visto che i partecipanti alla riunione si sono ritrovati a discutere sul… nulla.
L’unica cosa emersa chiaramente è che i rappresentanti europei non si sono sbilanciati sulla questione più spinosa: l’eventuale partecipazione dei Paesi Ue a una forza di interposizione al confine russo-ucraino. A esprimere questa posizione è stato in particolare Olaf Scholz. È «altamente inappropriato» – ha detto- discutere ora dell’invio di truppe. Il cancelliere tedesco ha così aggiunto, in modo decisamente irrituale: «Sono anche un po’ irritato per questo dibattito. Voglio dirlo chiaramente: qui si discute sulla testa degli ucraini di trattative di pace che ancora non hanno avuto luogo, alla quale gli ucraini non hanno detto di sì e non si sono nemmeno seduti al tavolo». Giusto. Ma, se è così, che c’è andato fare a Parigi?
Anche Giorgia Meloni ha espresso perplessità sull’ipotesi di dispiegamento di forze europee. Secondo la premier italiana vanno esplorate altre strade che prevedano il coinvolgimento anche degli Stati Uniti, perché – ragiona Meloni – è nel contesto euro-atlantico che si fonda la sicurezza europea e americana.
Alla fine, l’iniziativa di Macron è servita solo a fare irritare i Paesi baltici, che sono stati esclusi dal vertice pur se in prima linea nel confronto Europa-Russia. A Parigi, infatti, c’erano soltanto la Francia, la Germania, la Polonia, la Gran Bretagna, l’Italia, la Spagna più l’Ue (rappresentata da Ursula von der Leyen) e la Nato (rappresentata a sua volta da segretario generale Mark Rutte).
Il format utilizzato a Parigi rischia inoltre di creare confusione nelle relazioni transatlantiche perché depotenzia di fatto le istituzioni dell’Ue. Chi è, agli occhi di Washington, il vero interlocutore europeo? È Bruxelles oppure la fluida convergenza di cancellerie che prendono di volta in volta l’iniziativa di un vertice tra capi di Stato e di governo? Meglio sarebbe stato attendere la convocazione ufficiale di un Consiglio europeo, dove la volontà Ue sarebbe emersa con autorevolezza. Ma ciò non era evidentemente compatibile con la volontà di Emmanuel Macron e Olaf Scholz di rispondere a Trump nei tempi frenetici di media e social media.
Pare messa da parte l’idea, fatta minacciosamente balenare alle vigilia, che gli europei possano condizionare l’invio di soldati a una loro eventuale partecipazione ai negoziati di Ryad. Sarebbe velleitarismo allo stato puro. Nessuno in Europa è infatti in grado, in questo momento, di imporre condizioni, né a Trump né tantomeno a Putin.
Più razionale sarebbe l’idea di una missione internazionale di pace sotto l’egida dell’Onu e con la partecipazione di una larga base di Paesi, anche extra-europei, a cominciare dalla Cina.
Non tutti comunque la pensano come Scholz. Un controcanto è venuto da Keir Starmer, il quale ha già fatto sapere che Londra è disponibile a «inviare truppe per proteggere la pace». A Parigi il premier britannico ha anche detto che è «fondamentale la garanzia Usa». La pensa diversamente Donald Tusk, il quale, oltre a dirsi contrario all’invio di truppe polacche, si è anche schierato con decisione a fianco di Volodymyr Zelensky.«Nessuna decisione senza il sì di Kiev», ha detto il premier polacco.
Insomma, siamo alla totale cacofonia. Ma valeva proprio la pena, da parte di Macron, di convocare un vertice europeo solo per ottenere qualche titolo sui giornali?
P.S. Raccontano che “monsieur le président” è stato insolitamente taciturno. Forse ha capito di aver fatto un errore dettato dalla sindrome mediatica?



