Di Liddo, Cesi: «In Germania Grosse Koalition tra due partiti in crisi all’ombra dell’Afd»

martedì, 25 Febbraio 2025
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Germania

La Germania riparte dalla Grande coalizione, l’unica formula possibile per sperare di raggiungere al più presto la stabilità politico-economica, cercando di frenare l’ascesa potente di Afd, che ha raddoppiato i consensi attestandosi al 20 per cento. Lospecialegiornale ha chiesto a Marco Di Liddo, direttore del Centro studi internazionali, di analizzare le conseguenze del voto del 23 febbraio.

La Germania sarà guidata ancora dalla Grosse Koalition con 392 seggi sui 316 richiesti: il margine è rassicurante o pensa che ci possano essere più avanti aperture a soggetti terzi?

«Non preoccupano i numeri, ma lo stato di salute della Germania e dell’elettorato tedesco. Alla vigilia del voto era scontato che la Grosse Koalition fosse lo sbocco più naturale, ma è il risultato dell’alleanza tra due partiti in crisi. La Cdu ha riportato il secondo peggiore risultato, mentre l’Spd è ai minimi storici. Entrambi sono alle prese con una fase molto delicata della propria esistenza. Molto dipenderà dall’abilità di Merz di ridare slancio a un paese in affanno e diviso, non solo dal punto di vista economico, ma anche tra le fasce dell’elettorato. Ce la farà il cancelliere in pectore? Non sarà facile perché molte condizioni non giocano a suo favore.»

Merz guiderà il Paese spostando decisamente a destra il programma di governo. Come affronterà le questioni-chiave, ovvero difesa, immigrazione e bilancio?

«Sulla difesa continuerà la politica di Scholz, la Germania potenzierà il suo sforzo sia in appoggio all’Ucraina sia per iniziare insieme agli alleati un possibile percorso di autosufficienza militare europea considerando il parziale disimpegno degli Stati Uniti da questa regione. Sarà inevitabile un maggiore investimento nel settore industriale bellico. Per quel che concerne l’immigrazione avrà vita facile poiché adotterà una politica più dura cercando così di erodere consensi all’Afd. Sull’economia Merz capita in un contesto storico complesso. Dal taglio traumatico del cordone ombelicale con la Russia e la conseguente crisi energetica, la Germania dovrà per forza di cose operare un’ulteriore serie di tagli alla spesa pubblica cercando di reperire altrove risorse energetiche a buon mercato».

L’Spd è ai minimi storici. Paga lo scarso ancoraggio ai problemi reali, tipico di tutti i partiti progressisti d’Europa, oppure sconta le negative congiunture economico-sociali che hanno scosso la Germania negli ultimi anni?

«Direi entrambe perché un partito si misura nella capacità di mantenere le promesse elettorali e nell’affrontare le emergenze. Il governo Scholz ha sostanzialmente fallito accentuando la crisi economica, ha seguito con troppa ideologia la transizione ecologica e la tutela dei diritti civili allontanandosi dai bisogni essenziali dei cittadini».

La vera vincitrice delle elezioni è l’Afd di Alice Weidel, non governerà, ma incarnerà un’opposizione forte e popolare. Come si dialoga con un partito così ingombrante nel “salotto di casa”?

«Nessuno dialogherà con l’Afd. Merz cercherà di adottare un efficace programma di governo per delegittimarla. Da parte sua, la Weidel resterà saldamente all’opposizione senza compromessi lavorando discretamente per cogliere ogni possibile condizione premiante per le prossime elezioni politiche. E non dimentichiamo che potrà sempre contare sull’appoggio strategico di Elon Musk, che non è poco».

La Germania affronterà nuove elezioni anticipate?

«Il rischio c’è, ma è presto per dirlo».

Analizzando la cartina del voto si nota che i consensi per l’Afd arrivano prevalentemente dai Lander orientali dove emergono le paure di un elettorato insoddisfatto e inquieto, passato dai tempi bui della Ddr all’infatuazione per l’estrema destra. Siamo sicuri che la riunificazione economica della Germania si sia effettivamente compiuta?

«Guardando la cartina direi ancora no. L’Afd non ha solo conquistato i Lander orientali, ma ha raccolto il consenso anche di larghe fette di popolazione: dai giovani agli operai, dalla piccola borghesia ai disoccupati. È un fatto acclarato che in quella parte di Germania viva la popolazione più povera, socialmente più fragile e culturalmente meno preparata. Tutte queste condizioni sono state aggravate dall’immigrazione alla quale si imputa di aver “rubato” lavoro ancorché a basso costo e drenato risorse del welfare. Il cammino per l’equiparazione economica della Germania è ancora lungo. Ma d’altronde basterebbe leggere la mappa socio-economica del nostro Paese per capire, per esempio, che la questione meridionale è tutt’altro che risolta».

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