Bruno Pizzul era un fior di giornalista. Era preparato, misurato, soprattutto colto. Incarnava uno stile completamente sparito da certi studi televisivi di oggi nei quali il conduttore collassa per commentare un nonnulla, mentre il suo alter ego tecnico ripete con altrettanta enfasi le stesse cose che nel frattempo lo spettatore ha già visto e metabolizzato. È morto nell’ospedale di Gorizia, avrebbe compiuto 87 anni tra pochi giorni.
Amava la sobrietà. In una recente intervista aveva detto: «I telecronisti di oggi sono bravi, ma parlano troppo». Pizzul detestava i toni concitati sia nelle cronache, anche a due voci, di cui è stato pioniere, sia nelle analisi. Tuttavia riconosceva che i giornalisti devono fare i conti con i social, “un ingestibile vulcano di problemi”.
Aveva una cura maniacale per le parole: «Cominciai al liceo classico, e da quel vezzo giovanile di mostrare il proprio bagaglio culturale – raccontò a tuttoilcalcio.com – ma il mio particolare rapporto con il lessico mi ha portato anche non poche critiche da parte chi mi chiedeva più enfasi. Io, però, ho sempre pensato che fosse importante cercare un lessico vario all’interno di situazioni un po’ ripetitive come quelle di una partita di calcio. Non me ne vanto, mi viene così».
Dal 1986 al 2002 fu telecronista dell’Italia: raccontò le notti magiche del 1990 e l’angosciante tragedia dell’Heysel. Di quella esperienza disse: «È stata la telecronaca che non avrei mai voluto fare. Non tanto per un discorso di difficoltà di comunicazione giornalistica, ma perché ho dovuto raccontare delle cose che non sono accettabili proprio a livello umano».
Ha seguito le partite dell’Italia per 16 anni, dal 1986 al 2002, l’ultima è stata Italia-Slovenia del 21 agosto 2002, amichevole giocata a Trieste e persa dagli azzurri 1-0. Pizzul ha commentato le partite della nazionale in cinque campionati mondiali, quattro campionati europei, in tutte le partite di qualificazione ai Mondiali e agli Europei a eccezione della finale per il 3° posto di Italia ’90, (solo perché impegnato in quella per il titolo del giorno seguente allo Stadio Olimpico. Amava sottolineare le gesta di Baggio e Schillaci con l’immancabile: «Tutto molto bello». In qualche circostanza ha ammesso la piccola amarezza per non aver potuto gridare “campioni del mondo” come il suo predecessore Nando Martellini, ma ha rimarcato l’entusiasmante esperienza vissuta nei mondiali del 1970.
La sua prima telecronaca, l’8 aprile 1970, Juventus-Bologna (spareggio di Coppa Italia sul campo neutro di Como), iniziò al 16° minuto perché arrivò in ritardo. «Tutta colpa di Beppe Viola», spiegò successivamente. «Dovevo descrivere Juventus-Bologna di Coppa Italia per la Rai, in differita, sul campo neutro di Como – raccontò sempre a Tuttoilcalcio.com. Verso le dieci del mattino stavo per salire sull’auto aziendale per recarmi allo stadio, quando Beppe mi vide e mi disse: «Ehi, ma dove vai a quest’ora? Non lo sai che la partita comincia alle tre? Manda via l’autista e vieni a pranzo con me, per il resto ci sarà tempo». Mi portò nella trattoria milanese in via Londonio dove, a volte, trovavamo anche i calciatori, che so, Rivera o Pierino Prati. Insomma, il tempo passò e non considerammo che quel pomeriggio mezza Brianza si sarebbe messa in auto alla volta dello stadio di Como, dove arrivai che la gara era iniziata da un buon quarto d’ora. Per fortuna non si andava in onda in diretta, e la sera in studio sistemai un po’ le immagini e il commento. Il giorno dopo venne avviata dalla Rai una specie di indagine interna, che portò a identificare il colpevole. Quando si seppe che si trattava di Beppe Viola, i capi furono clementi e fui perdonato, ma con una raccomandazione: stare più attento a chi frequentassi. Superfluo aggiungere che non ci sono stato attento mai».
Nel 1972 raccontò la prima finale internazionale, quella dell’Europeo vinto dalla Germania Ovest sull’Urss per 3-0. Nel 1973 fu la voce del successo del Milan in Coppa delle Coppe, gli ultimi successi internazionali sono quelle del 1999 (Lazio in Coppa Coppe e Parma in Coppa Uefa). Pizzul è stato anche conduttore della Domenica Sportiva, oltreché di Sport Sera, Domenica Sprint dal 1976 al 1990.
Nato a Udine l’8 marzo 1938, era laureato in giurisprudenza. Insegnò materie letterarie nelle scuole medie prima dell’assunzione in Rai per concorso. Per concorso, altri tempi.



