Kiev accetta la proposta Usa di un mese di tregua, ora parola a Putin

mercoledì, 12 Marzo 2025
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Ucraina

Sarà stato anche merito della gradevole accoglienza di cui gli arabi sono maestri, il vertice di Gedda tra le delegazioni statunitense e ucraina è andato meglio del previsto. Nulla che vedere con la recente baruffa nella Sala Ovale a Washington, per intenderci, che era costata a Zalensky l’interruzione degli aiuti militari americani e la collaborazione tra servizi segreti.

Un comunicato congiunto, al termine di una maratona negoziale, ha suggellato una possibile svolta dopo oltre tre anni di conflitto: Kiev ha accettato la proposta americana di una tregua di 30 giorni e Washington in cambio ha promesso che riprenderà subito a invitare aiuti militari e a condividere di nuovo le informazioni dell’intelligence. Tuttavia, il segretario di Stato Marco Rubio ha precisato: «Non cerchiamo una tregua lunga, vogliamo la pace. Se la Russia accetta, entreremo nelle trattative vere per porre fine al conflitto». Si attende a questo punto la risposta Putin,  convitato di pietra. Zalensky ha tirato un sospira di sollievo, capendo forse di essere uscito dal cono d’ombra in cui lo aveva relegato Trump: «Adesso gli Usa capiscono le nostre argomentazioni». Nel frattempo, partiranno nuovi contatti tra funzionari russi e americani, ma Trump ha già annunciato che inviterà nuovamente il leader ucraino alla Casa Bianca.
La giornata a Gedda è stata intensa. Nella città saudita si sono confrontate due delegazioni di alto livello, a dimostrazione che l’obiettivo delle parti era di fare sul serio: per gli Usa il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz e il segretario di Stato Marco Rubio, per Kiev il capo dell’ufficio presidenziale Andriy Yermak e i ministri degli Esteri e della Difesa Andriy Sybiga e Rustem Umerov.
Prima del summit di Gedda, Kiev aveva offerto un cessate il fuoco limitato, nei cieli e nel mare, come primo passo verso un accordo più ampio con la Russia, mentre gli Usa avevano chiesto agli ucraini concessioni territoriali a Mosca e la firma dell’intesa sui minerali con Washington. E proprio su tregua e terre rare si è concentrata la prima sessione dei colloqui, che è durata tre ore. Al termine della mattinata Waltz e Rubio hanno riferito che la discussione stava facendo progressi. Alla fine, il lungo negoziato ha prodotto risultati concreti.

Trump ha poi incassato l’assenso degli ucraini a «concludere il prima possibile un accordo completo per lo sviluppo delle risorse minerarie critiche, anche per compensare il costo dell’assistenza americana». Si è parlato anche dello scambio di prigionieri e del ritorno dei bambini ucraini condotti in Russia. Kiev è riuscita a fare inserire nel comunicato anche il coinvolgimento dei partner europei nel processo di pace.
In questa fase saranno ancora gli Stati Uniti a interloquire gli Mosca. «La palla ora è nel campo russo», ha commentato Rubio. Quanto al Cremlino, si resta in attesa con la cautela che ha fin qui caratterizzato Putin nonostante la ritrovata sintonia con Trump.

Da Roma, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha accolto con soddisfazione l’esito dei colloqui tenutisi a Gedda tra gli Stati Uniti e l’Ucraina, con particolare riferimento alla proposta di un cessate il fuoco di 30 giorni e alla ripresa dell’assistenza americana a Kiev. «L’Italia sostiene pienamente gli sforzi degli Stati Uniti, sotto la guida del Presidente Trump, a favore di una pace giusta che garantisca la sicurezza di lungo periodo dell’Ucraina».

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