Ventotene, Meloni fa infuriare la sinistra: scossa al conformismo

mercoledì, 19 Marzo 2025
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Questa volta Giorgia li ha proprio fatti infuriare. Alla Camera ha letto alcuni passi dell’ultra-citato e ultra-celebrato Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi concludendo con una frase shock per la sinistra: «Non è questa la mia Europa». Apriti cielo: urla e tumulti dai banchi dell’opposizione. La bagarre è diventata talmente fragorosa che il presidente Lorenzo Fontana ha dovuto a un certo punto sospendere la seduta.

Sicuramente assisteremo da oggi a un tormentone politico-mediatico che durerà per qualche giorno, vista anche la violenza verbale messa in campo dai deputati dem e affini.  Gianni Cuperlo parla ad esempio di «una delle pagine più vergognose della storia repubblicana». Piero Fassino di «una manifestazione ripugnante di arroganza e ignoranza». Il presidente del Copasir e deputato Pd, Lorenzo Guerini: «Meloni ha fatto questa operazione per coprire le divisioni del governo. Solo che il suo è un tentativo goffo e fatto su una cosa sacra come il Manifesto di Ventotene». Un documento che, ricorda Michela Di Biase del Pd, «è nato sull’orrore del nazifascismo, le parole di Giorgia Meloni offendono la nostra storia».

Dire che si tratta di reazioni scomposte è dire poco. Ma perché tanta isteria? Perché la sinistra italiana continua a essere conformista e dogmatica. Guai a criticare i suoi totem, come appunto Spinelli e il suo Manifesto per il federalismo europeo. Il fatto è che lo scritto di Ventotene, come tutti gli oggetti del più ottuso conformismo, continua a essere citato da molti e realmente conosciuto da pochi. Quanti, tra quelli che inneggiano a Spinelli e Rossi, hanno realmente letto il documento che questi scrissero nel 1941 durante il confino, appunto, all’isola di Ventotene?

Be’, la Meloni s’è presa la briga di leggerne alcune frasi in Aula alla Camera, frasi in cui emerge chiaramente l’impostazione ideologica, fortemente di sinistra, impressa dai due autori al loro scritto.  «La rivoluzione europea -affermano- dovrà essere socialista».  E ancora: «La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso». Perché liberali, conservatori, e tutte le altre, degnissime, culture politiche non di sinistra rappresentate in Parlamento dovrebbero sottoscrivere simili affermazioni? E, in definitiva, neanche gli stessi esponenti del Pd dovrebbero approvarle: i post-comunisti hanno o no sposato i valori dell’economia di mercato, della proprietà privata, della libera impresa?

La Meloni non ha fatto altro che ricordare alle anime belle “europeiste” della sinistra nostrana di cosa effettivamente parlano quando e si richiamano, così spesso e così enfaticamente, a Spinelli e Rossi, come accaduto durante la manifestazione di sabato scorso  a piazza del Popolo.

La  presidente del Consiglio ha in sostanza “stanato” i dem dalla vecchia anima “rossa”. E lorsignori l’hanno presa male.

Certo preoccupa, questa intolleranza. Certo infastidisce, questo conformismo. Certo danno da pensare, questa incapacità di revisione critica della propria cultura politica, questo atteggiamento dogmatico verso personaggi ed esperienze del passato, questo continuo ricorso all’anatema contro le opinioni sgradite, quest’idea della storia politica come una sorta di storia “sacra”, popolata da angeli e demoni, in forma ovviamente profana.

Di certo, con la bagarre odierna, scatenata solo perché, senza offendere nessuno, Giorgia Meloni ha “osato” dire che non le appartiene l’Europa di Spinelli e Rossi, i parlamentari della sinistra italiana hanno gettato la maschera, dimostrando di essere gli intolleranti di sempre. Non è questa la cultura adatta per stare nell’Europa di oggi e per costruire l’Europa di domani. E non si tratta certo di una contraddizione che i piddini possono risolvere sventolando in piazza centinaia di bandiere azzurre con il cerchio di stelle in mezzo.

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