Ucraina, Calenda presenta mozione pro armi: “Trump mette coltello in gola agli ucraini. Meloni? Noi opposizione nel merito” | Video

mercoledì, 26 Marzo 2025
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Il leader di Azione Carlo Calenda attacca la posizione americana dopo i colloquii di Riad che hanno visto protagonisti Ucraina, Stati Uniti e Russia. Parole dure le sue contro il presidente Trump accusato apertamente di lavorare per gli interessi di Putin. Il leader ha poi smentito la possibilità che Azione possa sostenere il governo Meloni nonostante la presenza della premier e di molti ministri al loro congresso nazionale il prossimo weekend.

Ucraina, Calenda durissimo contro Trump e Putin invita a sostenere con le armi

“Putin non si fermerà finché non avrà ottenuto ciò che vuole, e sa perfettamente che Trump glielo lascerà fare”, sono le parole con cui Carlo Calenda, leader di Azione, si è rivolto ai cronisti tra cui Lo Speciale in Senato a proposito delle dichiarazioni da Riad. L’ex ministro ha tracciato un quadro allarmante del conflitto in Ucraina e della postura internazionale degli Stati Uniti con la nuova amministrazione Trump, che sta svolgendo il ruolo di mediatore e ha ottenuto una dichiarazione congiunta in cinque punti dopo i colloqui di Riad.

Secondo Calenda, Washington starebbe esercitando “una pressione brutale sugli ucraini”, non per arrivare a una tregua condivisa, ma per facilitare il raggiungimento degli obiettivi di Mosca. “Se vedete semplicemente il modo in cui Trump si riferisce a Putin rispetto a come si riferisce a Zelensky, è chiarissimo quello che sta succedendo: gli Stati Uniti stanno mettendo un coltello alla gola agli ucraini. Non per arrivare a una tregua che per primi vorrebbero loro, perché stanno combattendo da tre anni, ma per cercare di far raggiungere a Putin i suoi obiettivi”, ha insistito bollando dunque come fallimentari i colloqui in Arabia Saudita.

Ancora più esplicita è stata la sua analisi sullo scenario geopolitico: “Per la prima volta dal 1945, gli Stati Uniti sono avversari dell’Europa. Vogliono danneggiarla economicamente, non vogliono più proteggerla. È un cambio di paradigma radicale e noi dobbiamo prenderne atto. Siamo soli”, invitando dunque al sostegno militare.
Proprio sulle spese che toglieranno fondi ad altri aspetti ha voluto sottolineare un aspetto: “Si può rispondere solo con un’Europa forte. E l’Europa forte si costruisce anche con una difesa comune. Chi paga questo aumento di spesa militare? Guardi, tutti i partiti, dal Movimento 5 Stelle alla Lega, hanno sottoscritto l’impegno ad arrivare al 2% del PIL in spesa militare. Tutti. O siamo dei buffoni oppure dobbiamo rispettarlo. Anche perché oggi non c’è più nessuno che ci protegga: la NATO vorrebbe addirittura il 5%. E c’è la possibilità di usare una linea di credito europea. Dobbiamo farlo subito.”

Proprio su questo viene presentata oggi in Senato una mozione di Azione: “Quello che presentiamo oggi è una mozione che dice quattro cose: uno, confermare gli aiuti militari all’Ucraina, perché siamo tra i paesi che ne hanno dati di meno; due, rispettare l’impegno al 2% preso da tutti i presidenti del Consiglio; tre, lavorare con i paesi volenterosi per fornire all’Ucraina ciò che serve per resistere; e quattro, entrare pienamente nella costruzione della politica di difesa comune e, in prospettiva, di un esercito europeo.”

Mai in maggioranza con Meloni

In questo contesto, Calenda ha illustrato anche la linea politica di Azione in Italia, a partire dal Congresso nazionale del partito, che vedrà una folta presenza del governo, inclusa la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Non si tratta di una mossa per dividere l’opposizione – ha spiegato – abbiamo invitato tutti i rappresentanti dei partiti che hanno sostenuto l’Ucraina. Per noi questo è il discrimine fondamentale. Non abbiamo invitato a parlare né Salvini né Conte, che su questo fronte hanno avuto una posizione ambigua o contraria”.
Il leader di Azione ha anche ribadito che non ci sarà nessuna apertura verso la maggioranza: “Non saremo mai nella non belligeranza verso il governo. Azione sta dove l’hanno messa gli elettori, non mi sento più vicino né a Schlein né a Meloni: al centro, all’opposizione, fuori dal campo largo che ormai non esiste più. Ma la nostra è un’opposizione nel merito dei provvedimenti. Se Meloni porterà misure serie sul sostegno all’Ucraina o sul riarmo europeo, potrà contare sui nostri voti. Come ha fatto finora anche con quelli del Pd”.
Un’opposizione netta, ma non ideologica. E soprattutto legata a un principio che Calenda definisce “di onore politico e personale”: tenere la barra dritta su difesa, Europa e credibilità delle istituzioni. Al fianco dell’Ucraina e contro la politica di Trump. Forse è proprio quest’ultimo il punto più inconciliabile con là premier Meloni.

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