Un pronostico: il vincitore della guerra dei dazi? Il solito

mercoledì, 2 Aprile 2025
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In economia, come in guerra, ci sono battaglie che sembrano combattute per l’onore, e invece servono solo a fare i conti col potere. La cosiddetta “guerra dei dazi” tra Stati Uniti e Cina ne è un esempio perfetto: si spara a colpi di tariffe, si parla di sovranità economica, ma alla fine chi perde è sempre il solito: il consumatore.

Gli Stati Uniti, sotto Trump prima e poi anche sotto Biden con meno clamore, hanno puntato il dito contro Pechino, accusandola di concorrenza sleale, svalutazione dello yuan, dumping industriale. Così hanno alzato i dazi su acciaio, elettronica, semiconduttori. Cosa è successo? L’importatore americano ha pagato di più. E se sei un’azienda del Midwest che assembla componenti cinesi per produrre lavatrici o telefoni, quei costi li hai scaricati sul cliente finale.

La Cina ha risposto con dazi su soia e auto. Il contadino dell’Iowa, che votava per “America First”, ha scoperto che la sua soia ora valeva la metà. Le auto americane in Cina? Ridotte a un terzo del mercato. Risultato: entrambi i paesi hanno avuto un rallentamento del PIL tra il 2019 e il 2021. Ma mentre i due giganti si colpivano, altri si sono mossi come pesci nell’acqua.

Il Vietnam, ad esempio, ha visto le sue esportazioni verso gli USA crescere del 35% in un solo anno. Fabbriche di scarpe, componenti elettronici, tessili: tutto quello che prima passava per Shenzhen, ora prende la via di Hanoi. Il Messico ha fatto lo stesso: oggi è il primo esportatore di automobili verso gli Stati Uniti, sorpassando la Germania e il Giappone.

E l’Europa? Balbetta. Colpita dai dazi USA su formaggi, vino e auto tedesche. Mentre Bruxelles parla di “strategia industriale europea”, le imprese chiudono o delocalizzano. L’Italia? I produttori di parmigiano e prosecco si sono visti crollare gli ordini americani del 40% nel 2020. Solo nel 2023 si è cominciato a risalire.

Chi vince allora? I paesi cuscinetto, quelli che stanno sotto il radar. Chi perde? I lavoratori nei paesi industrializzati, travolti da una competizione truccata e da governi che si fanno guerra sulle spalle dei propri cittadini.

Come sempre, la guerra dei dazi la vince chi sa stare dietro le quinte. Le multinazionali, che spostano produzione da un continente all’altro, e i fondi d’investimento, che speculano sulle valute e sulle azioni delle imprese colpite. Non a caso, mentre Wall Street tremava, Amazon, Apple e Tesla segnavano utili record.

Un tempo si facevano le guerre per il pane, oggi si fanno per il microchip. Ma il finale è sempre lo stesso: a vincere non è chi ha ragione, ma chi ha capitale.

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