Dazi, clamorosa retromarcia di Trump: ecco chi lo ha convinto

giovedì, 10 Aprile 2025
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L’ottovolante di Donald Trump continua regalare emozioni, anche forti. Solo 24 ore fa, le Borse mondiali erano in picchiata e tutti si aspettavano un rapido crollo dell’economia globale. Invece, all’improvviso, nel pomeriggio di ieri (ora italiana) è arrivata la clamorosa notizia: il presidente Usa ha innestato la retromarcia. I dazi sono sospesi per 90 giorni.  Non per tutti però: nei confronti della Cina rimangono in vigore, all’iperbolico livello del 125%.

A quel punto tutti, al di qua e al di là dell’Atlantico, hanno tirato un sospiro di sollievo. L’euforia s’è diffusa nelle Borse. Le notizie che arrivavano dalla Casa Bianca hanno avuto un immediato rimbalzo negli scambi e stamattina i mercati sono partiti con il turbo. Le Borse europee volano, Milano registra +7 %, anche perché la Commissione Ue non ha perso tempo ad adeguarsi alla decisione americana: Ursula von der Leyen ha annunciato che anche i contro-dazi europei sono sospesi. Per quanto poi riguarda Wall Street, le notizie sono a dir poco esaltanti: l’indice Dow è salito di quasi l’8% e il Nasdaq del 12,2% segnando la sua migliore giornata in 24 anni.

A questo punto è lecito chiedersi: che cosa è successo nella mente del presidente? Trump stesso ha ammesso di averci pensato «negli ultimi giorni», aggiungendo ai giornalisti presenti ieri nello Studio Ovale che la decisione finale «è arrivata questa mattina presto, molto presto». «Non abbiamo utilizzato avvocati, l’abbiamo scritta col cuore: ne parlavamo da un po’, abbiamo deciso di premere il grilletto e lo abbiamo fatto oggi. E ne siamo felici». 

In realtà, sono stati i mercati, con le paurose cadute dei giorni scorsi, a convincere il tycoon all’improvviso cambio di rotta. I mercati e, naturalmente, i consiglieri della Casa Bianca, unitamente a un folto gruppo di senatori repubblicani, i quali non hanno mancato di esprimere la loro preoccupazione a Trump per come si stavano mettendo le cose.

Un ruolo cruciale lo hanno comunque svolto il segretario al Commercio Howard Lutnick e quello al Tesoro Scott Bessent: l’altro giorno sono stati ricevuti nello Studio Ovale e hanno evidentemente fornito al presidente gli argomenti decisivi per il cambio di politica sulle barriere commerciali. Particolare significativo: i due ministri hanno accuratamente evitato che all’incontro fosse presente il consigliere al Commercio Peter Navarro, l’ideologo e l’“anima nera” dell’amministrazione Trump per quanto riguarda i dazi. Vale la pena ricordare che proprio Navarro, qualche giorno fa, è stato definito da Elon Musk «più stupido di un sacco di mattoni». Il patron di Tesla si è detto contrario fin dall’inizio alla politica dei dazi.

Per quello che direttamente ci riguarda, è assai probabile che questa retromarcia di Trump spiani la strada a Giorgia Meloni nella missione a Washington che avrà il 17 aprile. Per come s’erano messe le cose fino a ieri, il viaggio si preannunciava difficilissimo. Ora invece la nostra premier potrà tentare di riannodare con più serenità i fili dei rapporti transatlantici che s’erano lacerati nei giorni passati.

Resta comunque la guerra commerciale tra Usa e Cina. Il mantenimento dei dazi del 125% indica la volontà del presidente Usa di continuare ad affondare i colpi contro Pechino. Ciò potrebbe significare che Trump pensa di esercitare una forte pressione su Xi Jinping al fine di costringerlo ad accettare le condizioni americane, non solo in campo economico, ma anche geopolitico. Ma l’operazione potrebbe non riuscire. E a quel punto, dalla guerra commerciale, si potrebbe scivolare in qualcosa di peggiore…

 

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