Dal 12 aprile Alessandro Cochi è il nuovo presidente del Comitato regionale Lazio del Coni per il quadriennio 2025-2028. Con 46 voti su 61, ha superato l’altro candidato, Fabio Appetiti, fermatosi a quindici preferenze. Succede a Riccardo Viola, in carica nei tre precedenti quadrienni olimpici. Romano, 53 anni, già presidente Asi, da quasi trent’anni svolge attività di dirigente sportivo.
Presidente Cochi, da tempo preparava questa elezione e ha vinto con un margine piuttosto ampio, segno di un consenso costruito negli anni intorno alla sua figura di dirigente sportivo, una circostanza che la inorgoglisce, immaginiamo.
«Non c’è dubbio. Se i rappresentanti di federazioni sportive, enti di promozione sportiva e atleti mi hanno destinato 46 voti su 61 significa che hanno apprezzato il lavoro serio e appassionato di un dirigente che viene da lontano, iniziato con la presidenza provinciale delle Associazioni Sportive e Sociali Italiane a partire dal lontano 1997. Colgo ancora l’occasione di ringraziare tutti i presidenti, i tecnici e gli atleti che mi hanno confermato la fiducia che avevano riposto in me sei mesi fa quando ho deciso di candidarmi alla presidenza del Comitato regionale del Lazio. Ci metteremo subito al lavoro per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati per realizzare progetti per il rilancio dello sport sul territorio».
A proposito di consenso, molte indiscrezioni riportano anche il favore sulla sua persona da parte di alcuni ambienti del centrosinistra.
«La politica sportiva è una cosa, la politica nello sport è tutt’altra. In Italia ogni appuntamento elettorale viene volutamente considerato di carattere politico. Qualcuno avrà voluto strumentalmente mettere in circolazione queste false notizie per contaminare il voto, il cui esito invece è inequivocabile. Ho spalle larghe. È normale che i dirigenti sportivi abbiano rapporti istituzionali con Comuni, Province e Regione, ma non per questo fanno politica. Perseguono la crescita dello sport sui territori»
Nel suo discorso di ringraziamento ha parlato di obiettivi prefissati durante il suo mandato: quali sono?
«Il miglioramento dell’impiantistica sportiva piccola e media nelle periferie di Roma e nei comuni delle altre quattro province. I numeri al momento ci danno torto, poche strutture per i praticanti che crescono in quasi tutte le discipline. Il nostro obiettivo principale è fare in modo che tutte le fasce della popolazione si avvicinino alla pratica sportiva: i ragazzi per allontanarli dalle tentazioni della strada o dall’uso smodato degli smartphone, le persone di mezza età o gli anziani affinché migliorino il proprio stile di vita. La sfida è soprattutto sociale. Sarò vicino a ogni presidente di federazione o sindaco per aiutarli a superare la palude burocratica al fine di costruire nuovi impianti o di migliorare quelli esistenti».
Ha parlato anche di importanti progetti per il rilancio dello sport nel Lazio. Si tratta solo di deficit inerenti alle strutture o si riferisce anche ad altro?
«Mi riferisco al mondo che c’è al di fuori del Coni, ma che interloquisce continuamente con noi. Il sistema scuole, per esempio. Per l’adeguamento delle palestre bisogna confrontarsi con Comuni e Province; col ministero per supportare i ritrovati Giochi della Gioventù. Oppure facilitare l’utilizzo dei voucher sportivi per le famiglie meno abbienti in modo da aiutarle ad avviare i figli alla pratica sportiva. Un ragazzo che fa sport sarà certamente un bravo cittadino, rispettoso delle regole. Vede, aver inserito in Costituzione la pratica sportiva o avere finalmente un ministro del Sport sono stati eventi di notevole portata, però le idee devono camminare con i progetti».
Il 26 giugno il consiglio nazionale del Coni voterà il prossimo presidente. Sarebbe stato giusto riconoscere al presidente uscente Malagò la possibilità di seguire le Olimpiadi Milano-Cortina?
«Siamo persone di sport, quindi se ci sono le regole le rispettiamo. Riconosco a Malagò la capacità di aver affrontato un quadriennio terribile, caratterizzato da Covid e guerre che non solo hanno azzoppato decine di piccole società, ma hanno anche aumentato a dismisura i costi di gestione degli impianti. Ma i cicli si chiudono. Aspettiamo il nuovo corso per dare al Coni nuovo slancio».
La candidatura di Diana Bianchedi, ex grandissima schermitrice, già vicepresidente del Coni, è ancora una suggestione o sarebbe l‘opportunità di infrangere il famoso tetto di cristallo anche nel Comitato olimpico nazionale?
«La candidatura di Diana Bianchedi non è ufficiale, in caso positivo sarà una candidata autorevole e se la giocherà con gli avversari. Ma non è questo il punto. Direi che la questione delle quote rose ormai è strumentale, con la recente elezione a presidente del Cio di Kirsty Coventry mi sembra che il tetto di cristallo sia stato abbondantemente frantumato. La giunta che presiedo vede la presenza di tre donne su sette membri. Ricordo che da più due anni abbiamo una presidente del Consiglio. Condanno fermamente le discriminazioni di genere quando sono evidenti, ma mi preme ricordare che in ogni ambito professionale contano precipuamente competenza e merito».
Cosa pensa delle dichiarazioni di Federica Pellegrini sul caso Sinner?
«Stimo Federica Pellegrini, le siamo tutti riconoscenti per quello che ha dato allo sport italiano, ma in tutta franchezza io avrei evitato di commentare la vicenda di Sinner, sulla quale, tra l’altro, abbiamo maturato tutti un giudizio chiaro su come sia nata. Sinner è un patrimonio del sport italiano, ne apprezziamo l’umiltà e le doti correttezza e di equilibrio».
