Venerdì 9 alle ore 15:14 la telecamera piazzata in via Massimo Gorki, a Cinisello Balsamo, ha ripreso Chamila Wijesuriya ed Emanuele De Maria passeggiare nei pressi del Parco Nord, sotto la pioggia.
Un quarto d’ora dopo il contapassi del telefono della donna non ha più segnalato movimenti. Ha ripreso un’ora più tardi.
Alle 17:00 le telecamere della metro hanno immortalato Emanuele scendere da solo la scalinata della fermata Bignami. Nel video risalta un particolare: l’uomo ha con sé la borsa a tracolla della donna.
Ma la certezza degli investigatori sull’omicidio di Chamila é derivata da un ulteriore gesto: poco prima di salire sulla metro, De Maria ha chiamato la madre, Annamaria, dicendole: “Vi chiedo perdono, ho fatto una cazz***”. Lo stesso ha fatto con la cognata. Le due chiamate sono state effettuate con il telefonino di Chamila, gettato in un cestino dal killer poco dopo. Questo sarà poi recuperato da un impiegato Atm che lo sentiva squillare ripetutamente: era il marito a chiamare, una volta essere stato avvertito del fatto che la donna non si fosse presentata a lavoro quel giorno.
Alle 6:15 di sabato Emanuele è riapparso in via Napo Torriani, fuori dall’hotel“Berna”, nel quale lavorava da ormai due anni come receptionist.
Qui, ha tentato di uccidere il collega Hani Fouad Abdelghaffar, ovvero l’uomo che aveva sollecitato Chamila a porre fine alla relazione con De Maria. Subito dopo, De Maria è scappato, dirigendosi verso piazza San Camillo de Lellis, con il coltello ancora tra le mani.
“Una volta avevo visto lui e Chamila che si appartavano e quindi le avevo detto di fare attenzione a lui, di stargli lontano”, ha spiegato Hani Fouad Abdelghaffar.
Gli investigatori sospettavano che De Maria fosse riuscito a rifugiarsi in Olanda o Germania, come aveva già fatto nel 2016, dopo aver ucciso – con lo stesso modus operandi riservato a Chamila – una 23enne tunisina, Oumaima Racheb, a Castel Volturno. Inizialmente era stato condannato a 30 anni di prigionia, ma la sentenza emessa dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha stabilito una pena di 14 anni, poi ridotta in secondo grado a 12.
I dubbi degli investigatori hanno trovato riposta ieri, domenica 11 maggio: dopo essersi nascosto per 48 ore, alle 13:42 Emanuele si è tolto la vita gettandosi dalla terrazza del Duomo di Milano. Nessun documento nelle tasche, dove invece è stata trovata una foto della vittima strappata via dalla carta d’identità e una ciocca di capelli, che sarebbe quasi sicuramente di Chamila.
Il corpo senza di vita della donna è stato ritrovato ieri intorno alle 16:00 in un laghetto nel parco nord di Milano dai carabinieri, a seguito di una segnalazione.
Un primo esame eseguito dal medico legale ha riscontrato due ferite profonde da taglio alla gola e all’altezza dei polsi.
Il marito della vittima ha dichiarato: “Quando mia moglie mi ha raccontato che a lavoro, nell’hotel, era arrivato questo ragazzo, le ho detto: “Stai attenta, perché ha ucciso una donna”. Non era mai capitato di non sentirla anche solo per un giorno. Era uscita lasciando la verdura sul tavolo. Continuavo a chiamarla ma non rispondeva – ha continuato il marito. Il telefono è stato trovato in un cestino di una fermata del metrò vicina a casa. Mia moglie era molto attraente, buona, socievole e amica di tutti. Non sapevo se si vedessero. Non me ne aveva mai parlato. Temevo le fosse successo qualcosa”, ha concluso.



