Zelensky e Putin faccia a faccia il 15 maggio: garantisce Erdogan. Ora che succede

lunedì, 12 Maggio 2025
2 minuti di lettura
Ucraina

Il 15 maggio potrebbe davvero rappresentare una giornata storica per la pace in Ucraina, salvo sorprese dietro l’angolo. Il presidente Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin dovrebbero incontrarsi in Turchia. Su pressione del presidente americano Donald Trump, infatti, Kyiv ha accettato l’invito di Mosca, ma la priorità è il-cessate-il-fuoco immediato. Il presidente turco Erdogan ha avuto un colloquio telefonico con il leader russo Putin dicendosi pronto a ospitare i negoziati di pace, così come proposto dal capo del Cremlino per il 15 maggio. Secondo una dichiarazione della presidenza turca, Erdogan ha detto a Putin che «i colloqui di pace tra Russia e Ucraina proseguiranno a Istanbul, dove si erano interrotti nel 2022 e che la Turchia è pronta a ospitare negoziati che portino a una soluzione permanente del conflitto». Il leader turco ha sentito anche il presidente francese Macron, affermando che è stato raggiunto un punto di svolta storico negli sforzi per porre fine alla guerra. Tuttavia, per il cancelliere tedesco Merz l’apertura di Mosca è insufficiente e il cessate il fuoco è la premessa indispensabile per l’inizio dei colloqui.

L’ipotesi di una tregua è la priorità anche per gli Stati Uniti, come espresso dal segretario di Stato americano Marco Rubio, atteso anch’egli in Turchia dal 14 al 16 maggio prossimi per un incontro informale dei ministri degli esteri della Nato per parlare delle priorità dell’Alleanza. E proprio gli Usa sembra siano stati determinanti nella scelta di Zelensky, con il presidente americano Trump che ieri pomeriggio aveva auspicato che accettasse di incontrare Putin in Turchia.

Concetto rafforzato da Keith Kellogg, inviato speciale di Trump: «Prima un cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni e poi, durante questo periodo, si passa a una discussione di pace globale. Non il contrario».

«Aspetterò Putin in Turchia giovedì», ha detto Zelensky, con un post sul suo account di X ieri sera accettando l’invito di Mosca a negoziati diretti per il 15 in Turchia, per i quali Erdogan si è messo a disposizione, ma precisando di attendere un cessate il fuoco completo e duraturo che possa fornire la base necessaria alla diplomazia.

Erdogan intanto celebra la sua vittoria diplomatica. «I colloqui di pace tra Russia e Ucraina proseguiranno a Istanbul dal 15 maggio, partendo da dove si erano interrotti, nel marzo del 2022. Colloqui diretti che non ci sono più stati da allora e che possono portare a una svolta, a una soluzione permanente al conflitto. Una opportunità che deve essere colta».

Un’opportunità che Erdogan attendeva da tempo e che gli permette nuovamente di giocare le sue carte come potenza regionale, ma in un quadro geopolitico mutato rispetto a tre anni fa. Allora, in marzo fallirono i colloqui diretti russo-ucraini di Antalya, senz’altro prematuri dopo un solo mese di guerra. Ma in luglio fu imbastito a Istanbul lo storico accordo sul grano del Mar Nero (poi disdetto da Mosca un anno dopo), sotto l’ombrello Onu e Usa, che consentì di ripristinare il traffico di navi mercantili cariche di grano e sementi dai porti ucraini (e in parte anche russi) attraverso il Bosforo e i Dardanelli, sotto la supervisione turca, mettendo fine a una crisi alimentare globale. Il ruolo di Ankara prese slancio e la Turchia mediò diversi accordi per scambi di prigionieri fra Kiev e Mosca.

Ora le carte in mano al “sultano” sono sostanzialmente le stesse di allora, e ne fanno una delle poche figure plausibili: non del tutto neutrale, ma in equilibrio. La Turchia è infatti membro della Nato e da decenni aspira ad avvicinarsi all’Unione europea. Ha rifornito in abbondanza l’Ucraina di armi e di droni da combattimento nelle prime fasi della guerra. Ma Erdogan ha anche buoni rapporti con Mosca: Putin lo ritiene un amico e lui si è guardato bene dall’aderire alle sanzioni occidentali contro la Russia, continuando a trasportare il gas e il petrolio russi attraverso il suo territorio. Rapporti di buon vicinato con entrambi i belligeranti, mantenuto con delicati equilibrismi.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.