Nel suo tour mediorientale, Trump sta mostrando tutte le sue migliori qualità di negoziatore. Il presidente Usa vuole rilanciare i cd. “accordi di Abramo”. Martedì scorso in Arabia Saudita ha espresso il suo fervido desiderio che il regno aderisca agli accordi di Abramo e si è detto sicuro che lo farà presto. Intanto, ha strappato ai sauditi investimenti negli Stati Uniti per almeno 600 miliardi di dollari, ma Trump punta ad ottenere almeno un trilione di dollari di investimenti, soprattutto nell’industria della difesa e in campo energetico. Mercoledì Trump è volato in Qatar, dove intende promuovere i negoziati per la fine della guerra in Medioriente e altri accordi commerciali. Sembra che la Qatar Airways abbia ordinato aerei Boeing per 200 miliardi di dollari. Una bella boccata di ossigeno per un paese come gli Usa, che sono sull’orlo della recessione. Si può perciò affermare che la strategia mediorientale del presidente Trump abbia buone prospettive di successo? No, la situazione non è così rosea come sembra. Nonostante i pesanti bombardamenti subiti e l’accordo di pace siglato con gli Usa dagli houthi yemeniti, dallo Yemen continuano a volare missili balistici ipersonici, che colpiscono l’aeroporto israeliano Ben Gurion. E gli houthi promettono che gli attacchi contro Israele continueranno fino a che Israele non smetterà di bombardare la striscia di Gaza. Quanto all’Iran, il tentativo di Trump di raggiungere un accordo che metta definitivamente fine alla potenza militare di Teheran si è rivelato fallimentare. L’Iran ha dichiarato che si sono conclusi i colloqui del quarto round di negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti in Oman, definiti dagli iraniani “difficili”, come ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Email Baghaei. Tradotto dal diplomatichese, significa che il quarto round di negoziati Usa/Iran si è concluso con un nulla di fatto. Ma, l’attività diplomatica di Donald Trump rischia di causare maggiori danni che benefici. In un rapporto del Pentagono, il capo del Comando Settentrionale degli Stati Uniti e del Comando di difesa aerospaziale nordamericano, generale Guillot, ha sottolineato lo sviluppo sempre maggiore della cooperazione militare tra Russia, Cina e Corea del Nord. Questo porta, secondo Guillot, ad una crescente probabilità di un conflitto diretto tra gli Stati Uniti con uno dei suoi principali rivali. Insomma, più Trump cerca di scongiurare la guerra, più le probabilità che un conflitto mondiale possa scatenarsi non fanno che aumentare. Perciò si può concludere che, come diplomatico, il presidente degli Stati Uniti non vale granché. D’altra parte, gli Usa nella loro storia non hanno mai avuto una classe di veri e propri diplomatici, in quanto bastava inviare una portaerei e l’accordo a loro favore era concluso.



