Una conferenza stampa lampo convocata di grande urgenza, come non ne aveva fatte più dal periodo natalizio. Così Benjamin Netanyahu, Bibi come lo chiama il suo entourage, dal suo ufficio è stato un fiume in piena con un programma analitico ha scandagliato tutti i punti dell’offensiva contro Hamas nella Striscia di Gaza. Ha parlato a chiare lettere di “occupazione e controllo dell’esercito dell’Idf su tutta Gaza” e trasferimento della cittadinanza. E’ parso turbato dall’ultimo episodio antisemita che arrivava da Washington dove una coppia è stata uccisa fuori dell’ambasciata israeliana. Ma nonostante questo Israele continua la sua offensiva in terra di Palestina senza stop. L’operazione chiamata: “Carri di Gedeone” sta martellando in queste ore i territori già in ginocchio con crescenti bombardamenti, a nulla è valso il grido della comunità internazionale e le stime allarmanti dell’Onu e delle organizzazioni umanitarie che nei territori faticano a far arrivare contingenti di aiuto e beni di prima necessità bloccati al confine. Il primo ministro israeliano parla mentre una delegazione diplomatica al campo profughi di Jenin in Cisgiordania veniva sorpresa da alcuni spari in aria al passaggio del convoglio che vedeva a bordo diplomatici di trenta paesi, inclusi due funzionari italiani. A Roma il segretario generale della Farnesina Guariglia interpellato in queste ore sull’accaduto ha ripetuto all’ambasciatore di Israele Peled, ha ribadito quello che il governo italiano chiede insistentemente da giorni: “Israele deve interrompere le operazioni militari a Gaza, puntare sul negoziato per la liberazione degli ostaggi israeliani e aprire immediatamente i varchi per permettere l’ingresso massiccio di aiuti alimentari e sanitari per la popolazione palestinese Ion sofferenza». Messaggi continui, tam tam, manifestazioni pro Palestina libera in tutta Europa che a quanto pare suscitano risposte lente. Netanyahu dal canto suo ha insistito sul fatto che Israele attuerà il «piano Trump» nella Striscia cioè farne una specie di riviera del Medio Oriente consegnata agli Stati Uniti. Un piano che ha più volte definito rivoluzionario e corretto elogiando a più riprese l’amico Trump per sottolineare che fra lui e il presidente americano non c’è la distanza ipotizzata dalla comunità internazionale. Ma come mai tira in ballo il Tycoon proprio ora? Qualcosa rispetto alla loro alleanza e amicizia sta scricchiolando? Staremo a vedere.



