Leone XIV apre il negoziato con Putin, lo “zar” apprezza, ma prepara la ritorsione su Kiev

giovedì, 5 Giugno 2025
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Ucraina

Nei giorni in cui la pace sembra allontanarsi e l’alleanza atlantica realizza che le toccherà davvero riarmarsi per mettere in sicurezza l’Europa, la Santa Sede prova a rilanciare la via diplomatica con la prima conversazione telefonica tra papa Leone XIV e Vladimir Putin. Al centro del colloquio, ovviamente, la guerra in Ucraina. Lo zar ha espresso apprezzamento per la disponibilità del Pontefice a contribuire alla risoluzione della crisi ucraina parlando di un colloquio costruttivo, sottolineando la volontà di proseguire i contatti. Il canale è aperto, ora si tratta di utilizzarlo. E che questo sia un passaggio di una certa rilevanza lo confermano le parole del segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin: «Provo un’enorme tristezza che non si riesca a stabilire un contatto diretto tra le due parti per cominciare a vedere un po’ la fine di questa guerra: esprimo la mia tristezza, il mio dolore, per questa situazione. La Santa sede, noi, abbiamo offerto la possibilità di uno spazio, rimane questa offerta che il Papa ha fatto all’inizio del suo pontificato ma non credo dalle risposte che ci sono state date che ci sia speranza che questa possibilità venga sfruttata. Chissà che dopo la telefonata con Putin le cose non cambino».

Difficile dire se l’iniziativa di Papa Leone XIV abbia fatto breccia, intanto i ministri della Difesa Ue firmeranno a breve gli obiettivi di spesa per ogni alleato e poi, da qui al summit dell’Aja, si limeranno i dettagli. Per gli Usa si deve arrivare al 5% del Pil non con vaghe promesse, ma con cronoprogrammi verificabili, perché Mosca sta preparando la sua prossima mossa. Ecco, se in superficie dominano le manifestazioni di unità e il segretario generale Mark Rutte continua a tessere le lodi di Donald Trump per avere, da un lato, rotto l’impasse sull’Ucraina e, dall’altro, spronato gli alleati, non mancano le tensioni. E gira voce che sia in corso un braccio di ferro sul linguaggio da usare nei confronti della Russia, con Washington restia a bollare Mosca come “l’aggressore” e a definirla “principale minaccia” per l’Alleanza. Nulla deve rovinare il piano di pace del presidente Usa, questa è la spiegazione data. Ma se il Cremlino non è una minaccia, si domandando diverse cancellerie, perché dobbiamo investire così tanto denaro per la difesa?

Trump rischia di creare un paradosso e l’ambasciatore americano Matthew Whitaker, conversando con i giornalisti, cerca di metterci una pezza. «L’urgenza del momento è innegabile: mentre il conflitto tra Russia e Ucraina continua, stiamo assistendo al tentativo del Cremlino di ricostruire il proprio esercito, gli alleati della Nato devono superare la Russia nella capacità produttiva, non abbiamo altra scelta, anche perché abbiamo bisogno di un’alleanza costruita per le minacce del 2025 e oltre, non per i campi di battaglia di ieri». Sulle prospettive d’ingresso dell’Ucraina nella Nato, Rutte si dice sicuro che nulla cambi rispetto al summit di Washington: «E’ irreversibile». Ma Whitaker è stato netto. «Non è all’ordine del giorno e non siamo i soli a pensarlo dentro alla Nato».

Ora, il diario di guerra, secondo molto osservatori, prevede la ritorsione di Mosca dopo l’attacco di Kiev al ponte di Odessa. La sensazione è che Mosca stia preparando qualcosa di davvero grosso come reazione allo sgarbo degli attentati commessi dall’Ucraina sul territorio della federazione, per questo si sta preparando alle reazioni che arriveranno da tutto il mondo, potendo contare sulla sponda fornitagli dal presidente americano, più passivo che mai nei suoi confronti. La visione di Vladimir Putin sugli sviluppi della guerra in Ucraina adesso è ancora più chiara: non ci sarà una pace immediata. Lo zar lo ha fatto capire all’unico interlocutore che rispetta, Donald Trump, nel corso di una telefonata di cui ha dato conto per primo il presidente americano. La posizione del Cremlino, nel corso della giornata, è stata ulteriormente definita: nessuna tregua, nessun vertice con il “terrorista” Zelensky, nessun credito agli occidentali, che avrebbero aiutato Kiev ad attaccare la Russia sul suo suolo.

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