Situazione fuori controllo a Los Angeles in California dopo le proteste scoppiate venerdì scorso in seguito ai raid anti-immigrazione dell’amministrazione Trump. Scenari degni di un plot Hollywoodiano dove cronaca e fiction si intrecciano, ma purtroppo dura realtà dei fatti, tanto da far arrivare Karen Bass prima cittadina di L.A. a imporre il coprifuoco in tutta la città, scattato ieri e attivo fino alle 15.00 di oggi (ora italiana). Una politica migratoria duramente contestata da più fronti, dai dem ma anche dalla stragrande popolazione messicana e sudamericana che popola la città del cinema mondiale. La tensione è salita dopo che l’inquilino della Casa Bianca ha deciso di intervenire pesantemente per ristabilire il controllo decidendo di inviare prima la Guardia Nazionale poi addirittura i Marines neanche fosse una guerra. Decine di arresti, molte perquisizioni all’interno della zona sottoposta a coprifuoco per i centinaia di manifestanti e diversi gruppi di dissidenti alla politica migratoria del Tycoon che occupano da venerdì le strade della città con scontri e raduni, tra di loro anche alcuni cittadini di nazionalità italiana alcuni di loro a quanto pare trasferiti nel carcere di Guantanamo. Scattate dalla Farnesina le procedure di rimpatrio per i nostri connazionali confermate stamane dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il bilancio degli arresti e dei manifestanti contro la politica migratoria di Trump è altissimo, sono almeno 378 persone fermate negli ultimi quattro giorni, secondo il capo del dipartimento di polizia di Los Angeles. La sindaca ha specificato che una ventina di negozi sono stati saccheggiati da quando sono scoppiati i disordini. “Donald Trump sta usando la nostra città come un esperimento, per vedere fino a dove può spingersi nel violare la legge. Se sfonda qui, potrà farlo in tutto il Paese”, ha detto ancora la prima cittadina alla stampa. Un altro obiettivo, ha aggiunto: “E’ anche rovinare la nostra economia, perché sa che molti settori chiave dipendono dal lavoro degli immigrati, in tal modo danneggia le persone, le famiglie e la nostra amministrazione”. Duro anche il parere del governatore della California Gavin Newsom, che parla di: “Democrazia sotto attacco”. Il governatore ha avvertito che la situazione che sti sta evolvendo di ora in ora in California è solo l’inizio e potrebbe avere propaggini in molti altri Stati. Poche ore fa infatti anche a New York e Chicago sono andate in scena delle manifestazioni. Ribadito da più fronti quale sia la necessità di schierare un esercito americano contro i propri connazionali. Dure le contestazioni all’utilizzo dell’esercito e dei Marines ma lapidaria su tutte resta la frase di Trump che definisce i dissidenti come: “Animali probabilmente pagati da qualcuno”.


