«Una volta Usa ed Europa erano il centro, ora c’è tutto il resto con cui va costruito un rapporto. Se la Nato nasce per garantire la pace e la mutua difesa o diventa un’organizzazione che si prende questo compito parlando con il Sud del mondo, diventa quindi qualcosa di profondamente diverso, oppure non raggiungeremo l’obiettivo di avere sicurezza all’interno di regole che valgano per tutti. Si parla di Europa come se l’Europa contasse qualcosa; forse un tempo avrebbe potuto contare se si fosse data un ruolo politico che non si è data, se si fosse dotata di una politica estera o di una difesa. Ma è finito il suo tempo, e lo dico con tristezza. È cambiato il mondo. L’Onu conta come l’Europa nel mondo, niente, meno della Cina, meno dell’India o meno di Israele».
Il “requiem” all’Europa che fu è di Guido Crosetto, ministro della Difesa a cui certo non difettano sincerità e chiarezza. Sono bastati dunque alcuni eventi bellici inusitati per relegare il Vecchio continente a periferia del mondo, entità geopolitica senza né peso politico né influenza. Nata ambiziosamente come unione di stati, l’Europa si è ridotta a semplice coacervo di paesi sovrani che hanno fallito tutti gli obiettivi strategici sull’altare di una litigiosa mescolanza di idee e progetti divergenti. Né difesa né politica estera comune, sottolinea Crosetto. Qual è ora la prospettiva? L’aumento per le spese in difesa e sicurezza della Nato al 5% come chiedono sia Donald Trump sia la nuova realtà europea dove non si è in guerra, ma la pace è minacciata.
Tutti gli alleati hanno firmato e ora si sta negoziando sui dettagli. L’alleanza tra Italia e Regno Unito ha portato i suoi frutti e l’orizzonte per arrivare al fatidico 5% sarà con tutta probabilità il 2035, dunque dieci anni pieni. E senza obblighi intermedi, con piena flessibilità. Non solo. Si va pure verso una clausola di revisione al 2029, legata agli obiettivi di capacità. Insomma, vittoria a mani basse della coalizione dei prudenti anche se nemmeno queste condizioni la Spagna di Pedro Sanchez sembra in grado d’impegnarsi. «Ciò dimostra – rivela una fonte diplomatica molto attendibile – quanto gli alleati stiano prendendo sul serio la situazione, consapevoli che qui si tratta di accordi vincolanti». Qui, in sostanza, si tratta di andare ben oltre il 2% solennemente promesso nel 2014.
Il premier spagnolo Sanchez ha serie difficoltà e lo testimonia la lettera inviata al segretario generale Mark Rutte in cui definisce l’obiettivo del 5% irragionevole e controproducente. In realtà questo enorme pacchetto di spesa è diviso in due segmenti: da una parte un 3,5% per la difesa convenzionale e un 1,5% per la sicurezza più ampia. La somma degli addendi permette a Trump di dichiarare vittoria e mostrare al suo seguito dei MAGA lo scalpo dell’Europa approfittatrice e al tempo stesso agli europei (e ai canadesi) di evitare di svenarsi e di dare in pasto alle proprie opinioni pubbliche piuttosto contrarie un’opzione ben più accettabile. I negoziati sulla definizione di cosa conteggiare in quell’1,5% si sono conclusi e si parla di tutto ciò che concorre alla sicurezza nazionale. In pratica, cosa curiosa, persino il ponte sullo Stretto di Messina potrà rientrare, tant’è vero che, sul punto, persino la Spagna si è detta d’accordo. Il problema per Sanchez il ventaglio di spesa del 3,5%. Secondo le stime di Madrid gli obiettivi di capacità assegnati alla Spagna dalla Nato verrebbero raggiunti già con il 2,1% e dunque andare oltre è una scelta legittima, ma nulla più. Il presidente spagnolo preme per una deroga. Peccato che aumentare le spese – ricorda Crosetto – sia inevitabile a meno che non si voglia uscire dalla Nato. Tuttavia, l’obiettivo del 5% non è politicamente ed economicamente costoso solo per la Spagna. Il numero delle nazioni in difficoltà è abbastanza nutrito, ci sono l’Italia, il Canada, il Belgio, il Lussemburgo e la Francia. In tutto questo poi gli Usa premono: vogliono l’accordo entro pochi giorni altrimenti Trump potrebbe disertare il vertice dell’Aja, con conseguenze facilmente immaginabili. L’ipotesi che si sta facendo largo in queste ore è d’inserire nel comunicato finale un riferimento al raggiungimento degli obiettivi di capacità in aggiunta al target del 5%, permettendo così a Sanchez un margine di ambiguità. Il risultato, in generale, sarebbe comunque storico. Almeno questo.



