L’adesione alla Nato sta assumendo toni grotteschi. Non bastava la richiesta di spendere più soldi per la difesa fino all’iperbolica soglia del 5 per cento del Pil (roba da Paesi in guerra), ora siamo anche all’avanspettacolo, come accaduto ieri al vertice dell’Aia. Un vero e proprio teatrino dell’assurdo, con Donald Trump a fare l’istrione (ma questo lo potevamo prevedere) e con il segretario generale, Mark Rutte, a mettere in mostra un servilismo a dir poco imbarazzante (e questo, invece, non potevamo proprio prevederlo).
Quanto al presidente americano, la sua “minaccia” alla Spagna di Pedro Sanchez di farle pagare il doppio dei dazi anti-Ue per il rifiuto di questa (unico Paese Nato) di raggiungere quota 5 per cento nelle spese per la difesa è, sì, del tutto irrituale in un vertice internazionale, ma rientra perfettamente nel classico repertorio trumpiano. Per cui non ci sentiamo più di tanto colpiti.
Quello che invece ha detto (e fatto) il segretario generale Nato lascia a dir poco allibiti. Prima ha inviato un sms a Trump pieno di sperticati elogi del tipo («ci hai guidati…», «la tua azione in Iran è una cosa che nessuno avrebbe osato fare», «raggiungerai qualcosa che nessun presidente americano…), insomma gli ha inviato un messaggio di iperbolica adulazione, dopodiché, non contento, se n’è uscito, durante il vertice, con una battuta che avrebbe fatto impallidire il più sciocco tra i servi di una corte rinascimentale: ha chiamato “paparino” il presidente americano. Sì, avete letto bene, ha detto proprio così. È stato quando “The Donald” ha paragonato lo scontro tra Israele e Iran alla rissa tra due bambini (paragone, per la verità, assai infelice). A quel punto lo ha interrotto Rutte con queste parole: «Poi interviene il paparino e fa la voce grossa, come ogni tanto serve».
Ditemi voi se un tipo simile merita di occupare la massima carica dell’Alleanza Atlantica, dalle cui decisioni dipende la nostra sicurezza. Ditemi se, a tal pensiero, non avvertite un brivido freddo corrervi per tutto il corpo. Ditemi se un personaggio del genere non getta discredito su tutti i membri della Nato. Ditemi se non è il caso di cacciarlo a pedate.
Qualcuno potrà ribattere che, in fondo, è meglio così, perché simili “performances” fanno cadere la maschera dell’atlantismo puro e duro, rivelando il volto della sudditanza europea rispetto al maggiore “azionista” dell’Alleanza, cioè gli Usa. Tutto ciò è vero. Ma è anche vero che questa maschera è già caduta altre volte in passato e non è mai cambiato niente. Anzi, le cose sono andate sempre peggio.
E stavolta c’è più di un motivo per essere preoccupati. Basterà dire che, tra tante facezie da avanspettacolo, i partecipanti al vertice hanno definito la Russia una «minaccia a lungo termine». Praticamente, la seconda potenza nucleare del pianeta è indicata come un nemico. È la prima volta che ciò accade in un documento ufficiale della Nato.
Al dunque, non solo saremo più poveri in termini sociali (per raggiungere la soglia del 5 per cento, dovremo tagliare il già massacrato Welfare), ma saremo, prevedibilmente, più in pericolo.
Avremo però un segretario generale dell’Alleanza atlantica che ci dispenserà comicità demenziale. Ma non ci sarà molto da ridere.



