Pende da qualche giorno al Parlamento europeo una mozione di sfiducia sulla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Alla base dell’iniziativa, il cosiddetto Pfizergate, ovvero la presunta mancanza di trasparenza nella definizione degli accordi tra la von der Leyen e l’azienda farmaceutica statunitense per la fornitura di circa 1,8 miliardi di dosi di vaccino durante la pandemia di Covid. Una bella gatta da pelare non solo per la presidente della Commissione europea, ma anche per Giorgia Meloni.
Cosa c’entra Giorgia? C’entra. Se la premier avalla la mozione di sfiducia nei confronti di Ursula, con la quale intrattiene rapporti proficui, censura indirettamente anche il suo commissario, il fedelissimo Raffaele Fitto; se non la sostiene rischia di perdere consensi a destra. Non solo. Giovedì e venerdì si svolgerà a Roma la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, un appuntamento a cui Meloni tiene molto per ribadire la vicinanza dell’Italia a Volodymyr Zelensky, alla quale parteciperà la von der Leyen. Un voto ostile di Fratelli d’Italia, proprio mentre lei riceve von der Leyen a Roma, sarebbe un doppio sgarbo e andrebbe probabilmente a compromettere il rapporto un po’ altalenante, ma comunque collaborativo tra le due leader.
Ora va da sé che a Strasburgo non ci sono né i voti né le condizioni per sfiduciare la Commissione poiché servirebbe una maggioranza dei due terzi dei votanti. Tuttavia, il voto è un passaggio politico di un certo peso sia per gli equilibri tra i vari gruppi sia per la maggioranza che sostiene la von der Leyen. E rappresenta un’altra macchia nel curriculum della presidente in questo secondo mandato che, come previsto, non sarà una passeggiata.
In realtà la plenaria di domani, dedicata a una questione certamente non secondaria sui rapporti tra la commissione europea e la potente azienda farmaceutica americana, si è rapidamente trasformata nell’occasione propizia per regolare i conti tra i partiti europei, moltiplicando i malumori nei confronti della presidente della Commissione e spaccato il centrodestra italiano, con i Popolari, per esempio, costretti a prendere nettamente le distanze da una parte dei Conservatori e dai Patrioti con cui, negli ultimi mesi, ha pure comunque più volte fatto asse. Dunque, chi voterà contro la mozione presentata dall’esponente del partito romeno di Aur, Gherghe Piperea, membro del gruppo dei Conservatori e Riformisti (Ecr), quello di cui fa parte, con un ruolo egemone, Fratelli d’Italia?
Il Ppe, chiaramente, voterà compatto a favore della presidente della Commissione. I Liberali dovrebbero fare lo stesso. Ma sugli altri le previsioni si fanno ardue. I Verdi, che furono decisivi per l’elezione di von der Leyen un anno fa, potrebbero di dividersi tra astensioni e non partecipazioni al voto. Il fronte dei Socialisti ha ormai cambiato postura nei confronti della presidente. La capogruppo Iratxe Garcia Perez ha chiesto alla von der Leyen dei segnali chiari sul Fondo Sociale e sui capitoli legati alla Coesione nel quadro finanziario pluriennale avvertendo che, né giovedì né in futuro i voti dei socialisti saranno scontati. Il confronto avuto nel pomeriggio tra la von der Leyen e i presidenti dei gruppi non ha soddisfatto i Socialisti. «Sono mancati impegno e chiarezza. Così sarà difficile non astenersi», hanno spiegato fonti del gruppo. Qualcosa del genere potrebbe accadere nel Pd. In un tweet, il senatore Filippo Sensi ha ad esempio lanciato un messaggio ai suoi colleghi a Strasburgo. «Non ho alcuna simpatia per le ambiguità di von der Leyen, ma pensare di astenersi sulla mozione di sfiducia dei rossobruni mi parrebbe una cinica viltà», ha scritto su X.
Dubbi e spaccature animeranno anche gli alleati di governo. FI voterà con il Ppe contro la sfiducia. La Lega ha già preannunciato il suo sì, sottolineando che «appoggiare von der Leyen è da complici». Il gruppo Ecr è destinato a spaccarsi, mostrando le divergenze interne che, finora, i Conservatori sono riusciti a copreire. I polacchi del Pis e i romeni di Aur voteranno al fianco dei Patrioti. Fratelli d’Italia sono quelli più combattuti. Resta tuttavia da vedere se i meloniani si schiereranno con il Ppe o opteranno per l’astensione o anche il non voto. Nel pomeriggio, prima una riunione della delegazione e poi una del gruppo hanno fatto il punto su una questione. «Il voto su von der Leyen smaschererà tutta l’ipocrisia della politica nostrana», ha sottolineato Stefano Patuanelli del M5S, che in dissenso dal loro gruppo dirà sì alla mozione di sfiducia in dissenso dal gruppo The Left, che si è ben guardato dall’inseguire il blitz dell’estrema destra.
A fugare gli ultimi dubbi sugli umori che stanno agitando la vigilia dell’assemblea plenaria ci pensa Viktor Orban, primo ministro ungherese q e quindi un pezzo da novanta: «Time to go». È tempo di andar via, Ursula. È l’esortazione che il premier ha diffuso via social una foto che riprende la falsa copertina copertina del Time in cui si mostrava l’uscita di scena del presidente americano Donald Trump, dove è invece la von der Leyen ad avviarsi verso l’uscita.



