Roma torna crocevia della diplomazia internazionale con l’Ukraine Recovery Conference, dove parola di Volodymyr Zelensky si è passati dalle promesse ai fatti concreti ed un messaggio chiaro per Mosca. Dopo la prima mattinata con la seduta plenaria, i bilaterali con la premier Giorgia Meloni e con l’inviato speciale USA Keith Kellogg, e dopo un collegamento diretto con i Paesi “volenterosi” riuniti a Londra, il presidente ucraino ha parlato con la stampa. Non una conferenza rituale, ma un momento in cui Zelensky ha parlato da vero leader politico dando notizie concrete.
Ukraine Recovery, il video con le parole di Zelensky
“Abbiamo un’intesa con la Germania per finanziare due sistemi Patriot,” ha annunciato Zelensky ai giornalisti provenienti da tutto il mondo “Quando avremo risposte definitive dal produttore e dagli Stati Uniti sulle tempistiche, si unirà anche un altro partner europeo. Il finanziamento è pronto, sappiamo da dove partire.” Il tema della difesa aerea è centrale: i cieli ucraini restano nel mirino di Mosca, e Kiev non può permettersi ritardi.
“La Russia prepara ondate da 700 a 1000 droni al giorno,” ha avvertito. “Noi abbiamo trovato la risposta: droni intercettori, sviluppati insieme a quattro aziende ucraino-americane. Il management è statunitense, ma gli ingegneri sono nostri. Abbiamo la tecnologia. Ora dobbiamo produrre in massa. Se arrivano i fondi, siamo pronti.”
L’urgenza è il filo rosso che lega le parole del presidente ucraino. Zelensky parla spesso al futuro, ma lo fa con la pressione del presente: “La guerra cambia ogni giorno. Le tecnologie devono cambiare ogni giorno con essa. Non possiamo aspettare. Abbiamo bisogno adesso di armi, di droni, di sanzioni efficaci.”
Sulle sanzioni, il presidente si dice fiducioso ma pretende velocità: “Contiamo molto sul 18° pacchetto europeo. La pausa è comprensibile, ma non può durare. Solo sanzioni dure possono fermare Putin. Parliamo di un esercito da un milione e mezzo di uomini e di un budget da 300 miliardi di dollari. La sua macchina bellica non si ferma da sola.” E mentre la guerra continua, anche la diplomazia evolve. Non è escluso che l’attuale ministro della Difesa ucraino venga nominato ambasciatore a Washington: “Sarebbe una scelta forte,” conferma Zelensky. “Significherebbe che mettiamo la difesa al centro dei nostri rapporti con gli Stati Uniti. Ma ovviamente implicherebbe un rimpasto importante a Kiev. Oggi tutto, dal bilancio alle priorità, passa dalla guerra.”
Il bilaterale con Giorgia Meloni è stato definito molto buono: “Giorgia è una premier forte, pragmatica. Sa come organizzare, e il suo ruolo è stato fondamentale. L’Italia vuole essere parte della ricostruzione, ma anche della sicurezza.” Il momento più denso però, secondo Zelensky, è stato un altro, quando per la prima volta ha sentito forte la presenza americana: “La presenza dell’inviato Kellog è stato un segnale chiaro. È una dichiarazione politica. Uno dei nostri ospiti americani ha detto una frase che condivido totalmente: ‘questa immagine vale più di un milione di parole.’ E aveva ragione.” Il presidente lo ripete come a volerlo imprimere nella memoria collettiva: “Trenta Paesi riuniti, insieme agli Stati Uniti, per sostenere l’Ucraina. Con una sola voce. È questo il messaggio più potente che potevamo dare.”
Zelensky non si nasconde la difficoltà del momento, ma rivendica determinazione nell’azione: “Non possiamo rallentare. Ogni euro speso deve servire a difendere la vita. Ogni istituzione che non funziona, va snellita. Ogni decisione dev’essere rapida. È così che si resiste, ed è così che si vince.” E poi, lo sguardo si allarga oltre il fronte. “Putin non vuole la pace. Vuole il controllo. Vuole il tempo. Ma non glielo daremo. Oggi la pace non si costruisce con le illusioni, ma con la forza. E questa forza l’abbiamo solo se restiamo uniti.” Quella foto, l’immagine collettiva della coalizione, Zelensky la considera più eloquente di qualsiasi comunicato ufficiale: “Oggi non servono parole. Oggi serve esserci. E noi c’eravamo. Tutti.” Da Roma inizia un nuovo percorso per il furore dell’Ucraina.



