Questa mattina Laura Santi, giornalista perugina che aveva domandato il suicidio assistito, é riuscita a esaudire il suo ultimo desiderio, dopo anni di agonia.
La donna ha posto fine alla sua vita tramite l’auto-somministrazione di un farmaco letale. Da tempo, la giornalista soffriva di una forma avanzata di sclerosi multipla, i cui primi sintomi si sono manifestati nel 2000.
Lo scorso novembre, la giornalista era finalmente riuscita ad ottenere il via libera al suicidio assistito dell’Asl di Perugia, rientrando in tutti i requisiti di legge stabiliti dalla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale. La paziente era capace di autodeterminarsi, affetta da una malattia irreversibile che le provocava intense sofferenze. Inoltre, la sua vita era legata ai macchinari. Laura aveva raccontato di essere completamente tetraplegica: “Ho perso le braccia, il tronco, sono in sedia a rotelle da 16 anni, ho incontinenza, spasmi dolorosi”.
Stefano, il marito, é rimasto sempre al fianco della donna in questi anni, sostenendola nella sua battaglia: “Dopo anni di progressione di malattia e dopo l’ultimo anno di peggioramento feroce delle sue condizioni, le sue sofferenze erano diventate per lei intollerabili”, ha spiegato l’uomo.
E con queste ultime, toccanti parole la giornalista si é congedata: “La vita è degna di essere vissuta, se uno lo vuole, anche fino a 100 anni e nelle condizioni più feroci, ma dobbiamo essere noi che viviamo questa sofferenza estrema a decidere e nessun altro. Io sto per morire. Non potete capire che senso di libertà dalle sofferenze, dall’inferno quotidiano che ormai sto vivendo. O forse lo potete capire. State tranquilli per me. Io mi porto di là sorrisi, credo che sia così. Mi porto di là un sacco di bellezza che mi avete regalato. E vi prego: ricordatemi. Sì, questo ve lo chiedo, ricordatemi. E nel ricordarmi – ha continuato – non vi stancate mai di combattere. Vi prego, non vi rassegnate mai. Lo so, lo so che lo fate già, però non vi rassegnate mai. Non vi stancate mai, anche quando le battaglie sembrano veramente invincibili”.
Ma la 50enne non ha mancato nel lanciare anche alcune provocazioni per via delle difficoltà presenti in Italia con riguardo al fine vita e la complessità dell’iter per il malato terminale: “Sul fine vita sento uno sproloquio senza fine, l’ingerenza cronica del Vaticano, l’incompetenza della politica. Il disegno di legge che sta portando avanti la maggioranza è un colpo di mano che annullerebbe tutti i diritti. Pretendete invece una buona legge, che rispetti i malati e i loro bisogni”, aveva incalzato la donna.
La notizia del decesso è stata poi diffusa
dall’Associazione Luca Coscioni, della quale la giornalista era Consigliera generale, che ha aggiunto come Laura abbia dovuto affrontare “un lungo e complesso iter giudiziario, civile e penale, per vedere riconosciuto il diritto ad accedere al suicidio medicalmente assistito”.
Solo nel 2024, dopo anni dalla richiesta iniziale alla Asl, due denunce, due diffide, un ricorso d’urgenza e un reclamo nei confronti dell’azienda sanitaria, “ha ottenuto una relazione medica completa che attestava il possesso dei requisiti e a giugno 2025 la conferma dal collegio medico di esperti e poi del comitato etico sul protocollo farmacologico e sulle modalità di assunzione”.



