Il Pd sta passando settimane davvero difficili. Dopo la bufera (tutt’ora in corso) al Comune di Milano, che è amministrato dal centrosinistra, è arrivata un’altra batosta giudiziaria: è finito sotto inchiesta l’ex sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, attualmente europarlamentare dem e, soprattutto, candidato del campo largo nelle Regionali di fine settembre.
Brutte notizie per Elly Schlein arrivano anche da Torino. Il parlamentare piemontese Mauro Laus (anch’egli Pd) è stato rinviato a giudizio per i presunti illeciti di una cooperativa.
Insomma, la questione morale, costantemente agitata dai piddini contro il centrodestra, pare ritorcersi contro largo del Nazareno. E sembra girare al contrario anche la famigerata “giustizia ad orologeria”, ancorché l’impatto politico delle attuali inchieste sia nulla rispetto all’arresto (ai domiciliari) dell’ex governatore della Liguria Giovanni Toti, che lo scorso anno fu costretto al patteggiamento (cioè a dichiararsi colpevole) in piena campagna elettorale.
La pur casuale concomitanza dell’inchiesta a carico di Ricci con il voto in Senato sulla riforma della Giustizia ha reso particolarmente furiosi alcuni esponenti dem, come ad esempio l’ex governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, il quale dice di vedere una «destra garantista con gli amici e giustizialista con gli avversari». In realtà, almeno per quello che riguarda i guai giudiziari dell’esponente dem (è indagato per l’affidamento, quando era sindaco, di attività da 600mila euro a un’associazione no profit), non è venuto dal centrodestra alcun tentativo di strumentalizzazione, a parte gli attacchi di avversari locali, che in casi simili sono peraltro “fisiologici”. Di certo non è nello stile del centrodestra allestire nessuna manifestazione forcaiola e giustizialista, come invece pare consuetudine a sinistra: pensiamo solo allo sciacallesco spettacolo in piazza che il campo largo organizzò a Genova il 18 luglio dello scorso anno per chiedere le dimissioni dell’allora governatore di centrodestra (vi parteciparono anche i leader nazionali, dalla Schlein a Giuseppe Conte).
Questioni di stile a parte, l’inchiesta su Ricci rimane comunque un serio problema politico per il Pd. Innanzi tutto perché può spingere l’alleato-rivale del M5S ad alzare il prezzo dell’alleanza nelle trattative per le candidature delle Regionali del prossimo autunno (oltre che nelle Marche, si voterà anche in Campania, Puglia, Toscana e Veneto). Conte ha già lanciato un avvertimento: «Ricci chiarisca, una condotta disonesta sarebbe incompatibile con il M5S». Il leader pentastellato non dovrebbe però insistere troppo, dal momento che starebbe per ottenere la candidatura di Roberto Fico a governatore della Campania.
La vera questione per la Schlein riguarda l’esito delle elezioni nelle Marche, che sono attualmente governate dal centrodestra con Francesco Acquaroli (FdI). Nello schema della leader piddina, questa Regione rappresenterebbe, al di là del suo specifico peso politico-demografico, una sorta di “Ohio” italiana, quasi l’anticipazione del verdetto delle Politiche del 2027. Elly è infatti convinta di vincere in Puglia, Campania e Toscana, attualmente governate dal centrosinistra, e di perdere in Veneto, storica roccaforte del centrodestra. Se riuscisse a strappare a Giorgia Meloni anche le Marche, potrebbe esibire il 4-1 sul centrodestra e affrontare baldanzosa l’ultima parte della legislatura (non ci saranno altri, importanti appuntamenti elettorali). A largo del Nazareno ridacchiavano fino a ieri pensando allo slogan dell’”avviso di sfratto” per FdI a Palazzo Chigi.
Questa inchiesta complica ora i piani del Pd perché, secondo i sondaggi, Acquaroli e Ricci sarebbero pressoché appaiati nelle intenzioni di voto, e basta poco per far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra.
Questi calcoli della Schlein sembrano per la verità piuttosto ingenui. Perché ci vuole ben altro, di questi tempi, per vincere le elezioni politiche. Quando sarà il momento del voto, la Meloni potrà esibire la maggiore compattezza della sua coalizione rispetto al centrosinistra, campo largo o come si chiamerà l’alleanza con al centro il Pd. E tutto ciò unitamente a risultati concreti come il maggior peso conquistato dall’Italia in Europa e nel mondo, lo spread precipitato a meno di 90 punti, l’aumento dell’occupazione, la sensibile diminuzione degli sbarchi di migranti e, “last but not least”, la probabile riforma costituzionale della giustizia (l’”ordalia”, semmai, potrà essere rappresentata dal referendum confermativo previsto per il prossimo anno).
Altro che Ohio, non sarà semplice per Elly, con la raccogliticcia e precaria coalizione che riuscirà a mettere su, dare lo “sfratto” a Giorgia dal Palazzo principale della politica. Solo un partito in crisi di idee e di elaborazione come il Pd può affidare le sue speranze nazionali all’eventuale conquista di una regione di un milione e mezzo di abitanti.



