Julio Sergio e gli altri: quando gli sportivi condividono il loro dolore sui social

lunedì, 28 Luglio 2025
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Enzo Bertagnoli aveva sedici anni, solo sedici anni. Se l’è portato via nella maniera più atroce un tumore cerebrale che gli specialisti gli avevano diagnosticato nel 2020. A darne notizia sui social il padre, Julio Sergio Bertagnoli, ex portiere della Roma dal 2006 al 2011. Questa autentica tragedia è il culmine di una lunga battaglia contro la malattia. Il ragazzo infatti era ormai in coma farmacologico e la situazione era irreversibile. Negli ultimi giorni aveva commosso il gesto di Julio Sergio che si era rasato a zero i capelli insieme a lui. Con una storia su Instagram, l’ex portiere aveva fatto capire come le speranze fossero ridotte al lumicino: «La situazione è la stessa di cui stiamo parlando da giorni: irreversibile. È ancora in coma indotto, con sedazione (che regoliamo secondo necessità), catetere per l’ossigeno e, cosa più importante in questo momento: è in pace, circondato da noi genitori, dalla famiglia, da voi… Non è a disagio né sente dolore». Non potevano mancare, numerosissimi, i messaggi di cordoglio da parte di amici e conoscenti dell’ex portiere, tra cui quello della Roma su X: «Julio, siamo al tuo fianco in questo momento di dolore inimmaginabile. Tutta l’As Roma è con la tua famiglia, tutti i romanisti vi abbracciano». Seguono a stretto giro i messaggi di vicinanza anche di Francesco Totti e Bruno Conti.

Nelle stesse ore un altro lutto, stavolta improvviso, ha colpito il centrocampista belga del Bari Matthias Verreth.  All’ora di pranzo è stato raggiunto dalla notizia della morte del suo secondogenito, Elliot Charles di 14 mesi. La tragedia è accaduta in Belgio, dove risiede la famiglia di Verreth: il piccolo era stato ricoverato un paio di giorni fa per un presunto virus, poi la situazione sarebbe precipitata fino alla morte del bambino. Il centrocampista è scoppiato in lacrime mentre era a pranzo con il resto della squadra. Il Bari ha concluso il ritiro in corso a Roccaraso con due giorni di anticipo sul previsto: «Non abbiamo parole nel comunicare una notizia che poco fa ha sconvolto profondamente ognuno di noi. Il presidente Luigi De Laurentiis, lo staff tecnico, tutta la squadra, la dirigenza e i collaboratori biancorossi si stringono a Matthias Verreth e alla sua famiglia in uno dei momenti più terribili che un genitore e un essere umano possa provare: la scomparsa improvvisa di un figlio. Chiediamo a tutti i tifosi e tutte le tifose di stringersi idealmente ed emotivamente a Matthias, a sua moglie, alla loro primogenita e a tutti i loro cari in questo momento di terribile dolore. Il gruppo biancorosso farà rientro oggi stesso a Bari in segno di lutto e rispetto nei confronti di una tragedia come questa».

Aveva affidato il proprio dolore ai social anche Luis Enrique, oggi allenatore del Psg, quando nel 2019 venne a mancare la figlia Xana, di appena nove anni, colpita da un osteosarcoma. Un dolore straziante al quale il tecnico asturiano aveva cercato di dare un senso creando la Xana Foundation, che fornisce assistenza e supporto completi a bambini e ragazzi affetti da malattie oncologiche e altre gravi patologie, nonché alle loro famiglie. Sul sito si possono leggere alcune riflessioni di Enrique per spiegare chi era la figlia: «Per definire una ragazza come Xana, bisognerebbe guardare solo la dimensione del suo sorriso… quel sorriso capace di inondare tutto di gioia, freschezza, gentilezza e spontaneità. Impossibile non ricordare la sua felicità a ogni compleanno in famiglia, essendo la prima ad abbracciarti e a farti il suo regalo. Unico e inimitabile e ricco di sorprese. È stato un regalo averti accompagnata, anche se avevi solo 9 anni… Un dono è ogni ricordo che ci hai lasciato».

Luis Enrique ha vissuto a giugno una serata memorabile all’Allianz Arena di Monaco di Baviera, dove il suo Psg ha battuto l’Inter con secco 5-0, conquistando così la prima Champions League della storia del club. Durante i festeggiamenti è comparsa una maglietta della Xana Foundation. Sulla t-shirt c’era una caricatura dell’allenatore con la figlia, intenti a piantare la bandiera del Psg, rievocando quanto avvenuto a Berlino 2015, quando Luis Enrique vinse la Champions con il Barcellona e celebrò con la figlia in campo.

Luca Valdiserri, giornalista del Corriere della Sera, che ha perso tragicamente suo figlio Francesco due anni fa, si chiede, analizzando questi episodi: si fa bene a rendere tutto questo pubblico e alimentare così anche i “social del dolore?”. «Può sensibilizzare su un problema, Julio Sergio lo ha fatto sull’oncologia pediatrica, e avere un valore anche sociale – scrive – ma non restituisce mai neppure una briciola di quello che si è perduto. Al massimo trasforma per un attimo il vuoto che molto presto torna a bussare alla porta».

Dipende, appunto, dalla propria sensibilità. È possibile che ognuno, in preda a uno strazio infinito, voglia provare, condividendo pubblicamente il proprio stato d’animo, a dotarsi di strumenti per raggiungere una (impossibile) pacificazione interiore. Ma solo il tempo proverà a lenire le sofferenze.

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