Giubileo dei Giovani. La speranza di una vera rivoluzione contro la falsa libertà. Ecco come

lunedì, 4 Agosto 2025
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Ebbene sì, i papa boys sono i veri rivoluzionari di oggi. Altro che la narrazione a cui siamo tristemente abituati.

E cioè, una gioventù che si atteggia a trasgressiva, reiterando ossessivamente posture, dichiarazioni e scelte di vita, basate sulla trasgressione, la droga, gli eccessi, lo stordimento, la confusione di genere, la rivolta contro ogni forma di autorità.

Un trito e ritrito “conformismo dell’anticonformismo” incentrato unicamente sull’individualismo, l’indifferenza, l’apatia, le mere pulsioni dell’io, il consumo delle cose e dei sentimenti, che la società digitale ha indubbiamente estremizzato.

Ebbene sì, il milione e passa di giovani del Giubileo, accorsi a vedere, toccare, ascoltare un papa appena insediatosi, ma già amato e popolare, lo dimostra senza mezzi termini. Un Leone XIV che sta ricompattando Chiesa e fedeli, sia nei messaggi, sia nei simboli.

Finalmente: c’è del buono in questo mondo e c’è ancora una speranza per il futuro.

E ha fatto bene la ministra Roccella a enfatizzare tale differenza, tale salto di qualità, tale discontinuità tra le generazioni. Non tutti i giovani sono nichilisti, viziati, borghesi, privi di valori come il bene comune, l’impegno civico, la passione civile. Non tutti sono maranza, “rampantini” o assistiti dalle famigliole “Disneyland”.

Una rivoluzione con una parola d’ordine: non è la libertà che rende liberi, ma la verità. La verità della fede.

E questo i giovani del Giubileo che hanno ammassato Tor Vergata l’hanno capito. In piena sintonia con l’omelia e il saluto del papa: “Siete fatti per cose grandi”. E ogni inquietudine che ognuno ha, non è segno di paura, caos, alibi per scappare, ma “la prova che si è vivi”. Basta metterla a frutto. Non subirla come un tarlo distruttivo e autolesionista.

E che meraviglia il concetto di “fragilità come forza” per costruire e non come perenne timore incapacitante di non essere all’altezza di parametri esistenziali, fisici, professionali, mediatici e falsi.

E fa indignare il solito tentativo laicista dei commentatori tv di casa nostra: separare l’energia di questi ragazzi delle mille bandiere, dalla scelta religiosa. Come se i loro comportamenti, le loro parole non fossero proprio l’effetto del cattolicesimo.

Ridurre un inaspettato fenomeno di massa e di fatto negativo per il politicamente corretto a semplice occasione di relazione, solidarietà, entusiasmo giovanile, senza coglierne il senso alternativo all’attuale società, è una mediocre e meschina operazione ideologica. Una regola purtroppo storicamente consolidata: deviare un messaggio pericoloso.

Tradotto: normalizzarlo, svuotarlo.

Come risultano banali le accuse di aver sporcato la città, nel nome e nel segno di un moralismo ateo d’accatto che mira a distinguere antropologicamente i “buoni” dai “cattivi”.

In quanto all’immagine di papa Leone che arriva in elicottero, considerata dai soliti analisti di regime della comunicazione, come un atto di superiorità, distanza, rispetto al fatto che papa Francesco, al contrario, sarebbe arrivato con la vettura, dimostrando che lui “era uno di loro” (i ragazzi), è altrettanto risibile.Il papa con tale forza evocativa ha voluto dire che è il Vangelo arriva dal Cielo, non dalla terra. Del resto pontifex significa “ponte tra la terra e il Cielo”, ossia la missione spirituale della Chiesa.

Concetti che ritroviamo ovunque nella nuova comunicazione di papa Leone: pure parlando di sport ha detto che «porta in sé il riflesso della bellezza di Dio» e «richiede un movimento dell’io verso l’altro». L’io verso l’alto: più chiaro di così.

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