Tregua finita, Gaza verrà rasa al suolo, parole che suonano come una dichiarazione di morte annunciata per i civili per le donne e per i bambini palestinesi che ahimè non hanno più via di scampo. Hamas non ha rispettato i patti no rilascerà gli ostaggi e Nethanyau spinge il freno sull’acceleratore. Con il via libera di Washington il premier israeliano non ha più esitazioni. Non è fiction non è cinema ma purtroppo la cruda realtà che in queste ore e in questi minuti sta vivendo il medioriente. La decisione di Israele viene subito appoggiata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha dato al primo ministro Benyamin Netanyahu il via libera per lanciare un’operazione militare contro Hamas. Israele e Washington concordano che Hamas non voglia un accordo. I funzionari del governo israeliano che hanno confermato la decisione del premier hanno aggiunto che: “Ci saranno anche attività nelle aree in cui sono tenuti gli ostaggi”. Hamas non rilascerà altri ostaggi senza la resa completa, non ci arrenderemo fanno sapere dalle frange estreme. “Se non agiamo ora, gli ostaggi moriranno di fame e Gaza rimarrà sotto il controllo di Hamas”. Queste le parole alla nazione scandite da Benjamin Nethanyau. La decisione implica che i soldati delle IDF combatteranno anche in aree in cui Israele ha evitato di operare negli ultimi mesi e questo purtroppo non fa presagire nulla di buono. Intanto 1200 funzionari Ue scrivono una lettera a Von der Leyen: “Agire ora per gli aiuti alla Striscia”. Mentre notizia di poche ore fa, è arrivato il pressing con una lettera di 600 ex funzionari israeliani a Trump per un ultimo disperato appello: “Spinga Netanyahu a finire la guerra”. Domani riunione del Consiglio di sicurezza. E nel suo ufficio oggi Bibi Nethanyau chiama Putin. Top secret per ora i contenuti della lunga telefonata, la seconda tra i due leader internazionali.



